maggio 16, 2009 | In: Approfondimenti, Articoli, Dal mondo
CHAVEZ IN CRISI ARRIVA PECHINO
di Pietro Orsatti su Terra
Ci sono due dati in relazione al primo trimestre di quest’anno che fanno intravedere dei cambiamenti profondi per quanto riguarda gli equilibri globali strategici sul piano energetico: il primo è che, con il calo del prezzo del petrolio a 50 dollari al barile, per la prima volta in 15 anni i Paesi produttori si trovano ad affrontare gli effetti di un fenomeno deflattivo che sta incidendo pesantemente sulla loro bilancia dei pagamenti; il secondo è che per la prima volta la Cina ha superato gli Stati Uniti nel numero di automobili vendute. Questi due avvenimenti segnano una sorta di spartiacque fra un sistema di globalizzazione centrato sul mercato Usa-Europa e un sistema in trasformazione continua ma che ruota, in ogni caso, sull’asse Russia-Cina. A fare i conti di questo mutamento di equilibri, alcuni Paesi produttori, in particolare latinoamericani, fra cui spicca ovviamente il Venezuela di Chavez che, nonostante i recenti accordi con Gazprom e Chevron per lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale, dopo i debiti contratti con un prezzo del greggio a 120 dollari al barile, oggi vede il proprio debito pubblico lievitare a un ritmo vertiginoso. Contemporaneamente anche il Brasile ha acceso debiti per attuare il non facile sfruttamento dei giacimenti atlantici (a 5.000 metri di profondità) garantendo un rientro del disavanzo e facendosi scudo di un prezzo del greggio di circa 100 dollari al barile. È qui che scatta la nuova offensiva commerciale russo-cinese. A correre in soccorso dei due colossi latinoamericani è infatti arrivata una serie di aziende fra cui spiccano, come capofila, alcuni colossi del settore: la società Rosneft Transneft e le cinesi Sinopec e PetroChina. Due strategie differenti ma sinergiche, in questa fase, nell’accaparrarsi contratti in Africa e America Latina. I cinesi che cercano fonti energetiche per garantire il loro attuale tasso di sviluppo, le aziende russe a insidiare il potere politico commerciale delle Sette Sorelle.

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