Decreto scatola vuota. Emerge la protesta
Enti e comunità locali contro il governo per un provvedimento sulla
ricostruzione che esclude la storia e l’economia dell’intero territorio
aquilano
Di Pietro Orsatti e Angelo Venti su www.terranews.it
F orse in ritardo per le comunità locali, forse in anticipo per il
governo, è scoppiata nella valle dell’Aterno e a L’Aquila la rivolta
contro il decreto legge dell’esecutivo che dovrebbe dare le linee della
ricostruzione dopo il sisma del 6 aprile. Ad aprire il fuoco di fila
contro Roma è il sempre pacato, finora, sindaco de L’Aquila Massimo
Cialente: «Soldi subito, perché si ha l’impressione che tutti quelli
promessi si limitino ai proventi del “gratta e vinci”. Si vogliono
ricostruire solo le case dei residenti nel centro storico de L’Aquila e
dei borghi del circondario. Ma per come è strutturata la nostra società
e la nostra economia questo sarebbe deleterio». La paura del sindaco è
quella di ridurre la ricostruzione a un puzzle, a lavori a macchia di
leopardo con la creazione di «città groviera, perché molti abitano
contemporaneamente al centro e nei paesi circostanti, veri scrigni di
storia e arte, sui quali tanto abbiamo investito per evitare lo
spopolamento». Ancora più duro il capogruppo in Comune del Pd, Pietro
Di Stefano: «I pochi spiccioli che ci rimangono, spendiamoli per
affittare i pullman e portiamo a Roma i cittadini aquilani e degli
altri Comuni: sarà la prima volta che si parlerà di un corteo di
terremotati e l’Italia saprà davvero che i fondi della ricostruzione
esistono solo a chiacchiere». Perché il decreto approvato dal Senato
garantisce solo una parziale rimessa in ordine dell’impianto
urbanistico. Il rimborso riguarda, parzialmente, i proprietari di prima
casa e solo se residenti. Per una città che vive grazie alla presenza
dell’Università e il cui centro storico è abitato principalmente da
studenti fuori sede, un’ipotesi del genere è assolutamente
inaccettabile. Un rimborso “parziale” unico nella storia repubblicana.
Un precedente che gli amministratori e le comunità locali respingono.
«Servono i soldi che, al momento, non ci sono – continua Cialente -. Il
decreto è un guscio vuoto. Gli enti locali hanno visto azzerare le
proprie entrate, dove prenderanno i soldi per andare avanti?».
La dichiarazione del premier Berlusconi riguardo alle prime casette
provvisorie dei campus che saranno pronte solo a metà settembre ha
fatto salire la temperatura della protesta. A settembre in questa zona
già potrebbe nevicare. Nelle zone più in alto, alle pendici del Gran
Sasso, a volte le prime imbiancate si segnalano persino a fine agosto.
Quello che si prevede, visti i ritardi e la mancata copertura – come
candidamente ammesso dal sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia – è
un inverno ancora da attendati. Che qui significherebbe un disastro.
Anche in quei paesi dell’alta valle dell’Aterno come Cagnano Amiterno,
Capitignano, Montereale e Crognaleto esclusi dalla ricostruzione anche
se pesantemente danneggiati. Che sia la prima fase di una
“ricostruzione creativa”?























Posso solo dire che è una grande, immensa, assordante vergogna! Penso che tutto questo deve essere detto e pubblicato perchè tutti sappiano. Penso che le spese per il G8 dovrebbero essere devolute a L’Aquila e al suo territorio, penso che Berlusconi è la solita faccia di tola (detto meneghino) che pur di farsi bello scommetterebbe sulle tibie della mamma morta! Sono avvilita perchè non ho possibilità per aiutare questa gente che è parte di me, perchè italiana come me. E mi sento (ciò che è anche peggio) impotente davanti a tanta sciagurata incapacità e non-volontà politica. Mi chiedo dove sia finita l’opposizione. Che cosa stia facendo il Pd. Rifondazione si è mossa e molto bene, ma…e gli altri?
Paola