Al Nord l’alternativa ha scelto di rimanere a casa

08/06/2009
By Pietro Orsatti

Per Igor Kocjiancic, capogruppo di in Friuli Venezia Giulia,  il vero dato su cui riflettere non è la crescita del voto leghista ma la sua fidelizzazione
di Pietro Orsatti su Terra

Il Nord si sposta a destra e la subisce una contrazione ancora maggiore di quella già evidente nelle scorse politiche. E la Lega nel Nordest fa il pieno dei consensi «dimostrando che il suo elettorato è fidelizzato, compatto, uniforme. In realtà non hanno preso più voti delle precedenti , ma hanno mantenuto intatto, davanti all’astensionismo, il loro elettorato». E questo, per Igor Kocjiancic capogruppo di in Regione Friuli Venezia Giulia, è perfino più grave di una crescita del consenso del partito di Bossi. Ma cosa è successo al Nord? Perché questo tracollo della (comunista e non) che, ad esempio in Friuli Venezia Giulia ha fatto scomparire 40mila voti sui poco più di 60mila delle scorse ? «Non mi sembra, poi, che il Sud sia andato tanto meglio – risponde Kocjiancic -. Non credo che questa crisi del voto a sia circoscrivibile solo alle fabbriche. Credo che la in senso lato, e anche noi comunisti, abbiamo una difficoltà di dialogo con la società. Perché all’interno di realtà regionali più o meno omogenee passi dal quasi 5% di al quasi 2% della provincia di Udine, al quasi 4 della provincia di Gorizia e tutto nello spazio di poche decine di chilometri». Una sconfessione pesante che mette in discussione il percorso degli ultimi anni. «Non solo non siamo riusciti a recuperare, ma da tutto quello che era il dato generale della arcobaleno abbiamo perso ancora qualcosa guardando la somma dei voti di Lista comunista e e libertà». Secondo Igor Kocjiancic il crollo del consenso non è nato attorno a una distanza “dalla fabbrica” da parte della nel suo insieme, ma di una distanza che si è creata e consolidata da parte della nei confronti della sua società. «Il elegge la Debora Serracchiani che riesce addirittura a ottenere 6.000 preferenze in più di . E la Serracchiani, fino a quattro mesi fa, era totalmente sconosciuta. Un dato del genere va capito». Siamo davanti, secondo il consigliere di , a uno svuotamento in termini di rappresentazione del racconto sociale dei temi dei diritti e del e dall’altra parte a un impatto mediatico di altri temi, e altri volti, che attraverso la spettacolarizzazione sui mezzi di riesce a occupare spazi e a distogliere l’attenzione da determinati temi. «Dovremmo adeguarci a questa nuova situazione – spiega – e invece finora abbiamo dimostrato solo di non esserne in grado». Ma quanto ha pesato la “scissione” dopo la sconfitta del 2008 dentro , e quanto la presentazione di una divisa in due formazioni concorrenti? «So solo che in molti, negli ultimi giorni di campagna elettorale hanno scoperto che c’era stata una scissione all’interno di e che ci si presentava con il Pdci da cui ci eravamo scissi dieci anni fa». Soluzioni? «Credo che gli spazi per la ci siano. Abbiamo sottovalutato il portato di questa crisi, nel senso che in qualche modo tutti davano come superabile la soglia del 4 per cento e invece questa crisi era molto più profonda. Non credo che il nostro elettorato sia attirato, ad esempio, dall’Idv come è accaduto in parte per quanto riguarda il e in parte anche il Pdl. Penso che i nostri elettori abbiano proprio scelto di non partecipare, allargando una distanza già evidente. Sono rimasti a casa. Come affrontare questa situazione ora non saprei. Certo va fatto un nuovo, più attento a quello che è oggi il quadro sociale di quello che abbiamo fatto finora».

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