Al Nord l’alternativa ha scelto di rimanere a casa
Per Igor Kocjiancic, capogruppo di Rifondazione in Friuli Venezia Giulia, il vero dato su cui riflettere non è la crescita del voto leghista ma la sua fidelizzazione
di Pietro Orsatti su Terra
Il Nord si sposta a destra e la sinistra subisce una contrazione ancora maggiore di quella già evidente nelle scorse elezioni politiche. E la Lega nel Nordest fa il pieno dei consensi «dimostrando che il suo elettorato è fidelizzato, compatto, uniforme. In realtà non hanno preso più voti delle precedenti elezioni, ma hanno mantenuto intatto, davanti all’astensionismo, il loro elettorato». E questo, per Igor Kocjiancic capogruppo di Rifondazione in Regione Friuli Venezia Giulia, è perfino più grave di una crescita del consenso del partito di Bossi. Ma cosa è successo al Nord? Perché questo tracollo della sinistra (comunista e non) che, ad esempio in Friuli Venezia Giulia ha fatto scomparire 40mila voti sui poco più di 60mila delle scorse elezioni? «Non mi sembra, poi, che il Sud sia andato tanto meglio – risponde Kocjiancic -. Non credo che questa crisi del voto a sinistra sia circoscrivibile solo alle fabbriche. Credo che la sinistra in senso lato, e anche noi comunisti, abbiamo una difficoltà di dialogo con la società. Perché all’interno di realtà regionali più o meno omogenee passi dal quasi 5% di Trieste al quasi 2% della provincia di Udine, al quasi 4 della provincia di Gorizia e tutto nello spazio di poche decine di chilometri». Una sconfessione pesante che mette in discussione il percorso degli ultimi anni. «Non solo non siamo riusciti a recuperare, ma da tutto quello che era il dato generale della Sinistra arcobaleno abbiamo perso ancora qualcosa guardando la somma dei voti di Lista comunista e Sinistra e libertà». Secondo Igor Kocjiancic il crollo del consenso non è nato attorno a una distanza “dalla fabbrica” da parte della sinistra nel suo insieme, ma di una distanza che si è creata e consolidata da parte della politica nei confronti della sua società. «Il Pd elegge la Debora Serracchiani che riesce addirittura a ottenere 6.000 preferenze in più di Berlusconi. E la Serracchiani, fino a quattro mesi fa, era totalmente sconosciuta. Un dato del genere va capito». Siamo davanti, secondo il consigliere di Rifondazione, a uno svuotamento in termini di rappresentazione del racconto sociale dei temi dei diritti e del lavoro e dall’altra parte a un impatto mediatico di altri temi, e altri volti, che attraverso la spettacolarizzazione sui mezzi di informazione riesce a occupare spazi e a distogliere l’attenzione da determinati temi. «Dovremmo adeguarci a questa nuova situazione – spiega – e invece finora abbiamo dimostrato solo di non esserne in grado». Ma quanto ha pesato la “scissione” dopo la sconfitta del 2008 dentro Rifondazione, e quanto la presentazione di una sinistra divisa in due formazioni concorrenti? «So solo che in molti, negli ultimi giorni di campagna elettorale hanno scoperto che c’era stata una scissione all’interno di Rifondazione e che ci si presentava con il Pdci da cui ci eravamo scissi dieci anni fa». Soluzioni? «Credo che gli spazi per la sinistra ci siano. Abbiamo sottovalutato il portato di questa crisi, nel senso che in qualche modo tutti davano come superabile la soglia del 4 per cento e invece questa crisi era molto più profonda. Non credo che il nostro elettorato sia stato attirato, ad esempio, dall’Idv come è accaduto in parte per quanto riguarda il Pd e in parte anche il Pdl. Penso che i nostri elettori abbiano proprio scelto di non partecipare, allargando una distanza già evidente. Sono rimasti a casa. Come affrontare questa situazione ora non saprei. Certo va fatto un lavoro nuovo, più attento a quello che è oggi il quadro sociale di quello che abbiamo fatto finora».














