giugno 16, 2009 | In: Articoli, Dall'Italia, News
Il decreto pesa più di dieci scandali Noemi
Di Pietro Orsatti su Terra
Qualcosa sta accadendo nella maggioranza di governo. Qualcosa ancora sotto il pelo dell’acqua, ma c’è. Comincia ad essere evidente che il premier Silvio Berlusconi abbia fatto troppe promesse subito dopo il sisma del 6 aprile a L’Aquila e che un pezzo della sua maggioranza si sia improvvisamente reso conto che sarà molto difficile mascherare il sempre più probabile “flop” della ricostruzione “secondo Bertolaso”. Le voci di corridoio cominciano a diventare insistenti. E qualcuno, dentro la maggioranza, inizia a porsi dei dubbi. «Quando le balle verranno a galla non basterà andare a “Porta a porta” per rimediare agli effetti di ritorno di un disastro del genere». Più di quelle sulle feste a villa Certosa e sul “caso” Noemi? «Dieci scandali del genere non potrebbero avere lo stesso effetto devastante di una ricostruzione che non parte. Da un lato si parla di una questione solo mediatica, personale, dall’altro si sta giocando molto pericolosamente con la vita di decine di migliaia di persone». E Bertolaso? «O molla la “ricostruzione” o molla la Protezione civile. E lui lo sa». Come dire: l’uomo buono per ogni emergenza rischia di essere scaricato e forse sta cercando nuove alleanze e coperture per cercare di sopravvivere all’uragano in arrivo. E quando arriverà? La prima ondata si solleverà, questo si ipotizza fra un caffè e un tramezzino in un bar vicino al Parlamento, subito dopo il G8. Ma il pericolo vero per la maggioranza e per la tenuta del governo sarà in tardo autunno. Nessuno potrà nascondere le immagini di tendopoli stracolme di bambini e anziani coperte di neve. Neanche il quotatissimo avvocato-deputato-portavoce Ghedini ci riuscirebbe. La questione centrale, è questo che fanno capire i “peones” di una maggioranza che comincia a mostrare le prime impercettibili crepe, non è tanto il decreto Abruzzo e neppure il business della ricostruzione. Tutto in questo momento è concentrato sul G8, e il terremoto ha solo un’utilità mediatica, di sfondo “emotivo” da spendersi al momento della foto di gruppo con macerie di Onna sullo sfondo. E vogliamo mettere poi quanto può essere glamour l’immagine di un Obama che consola una vecchina in lacrime sotto lo sguardo paterno del premier sempre verde? «Se non vogliamo rimanere al palo alla fine della crisi economica dobbiamo recuperare durante il summit. Abbiamo tutto da perdere in un fallimento diplomatico». Ma non è detto che il bubbone arrivi inesploso al 9 luglio, data d’inizio dei lavori. Nonostante il presidente della Camera Gianfranco Fini abbia cercato di acquietare gli animi degli amministratori e cittadini de L’Aquila dopo l’ennesimo schiaffo dell’approvazione “bulgara” del decreto Abruzzo in commissione ambiente ricevendo una delegazione nel suo studio, sembra che ormai si sia creata una frattura insanabile fra governo e abruzzesi. «Ci sentiamo umiliati e traditi dal governo», dichiara il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, appena appreso il risultato del voto. E ora la tregua per il G8 è in forse.
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