luglio 28, 2009 | In: Articoli, Interviste
Borsellino ostacolo da rimuovere Mafia e stragi, la verità di Ingroia
«Chi sa qualche cosa e in tutti questi anni ha taciuto ora parli ». Antonio Ingroia ricopre oggi quell’incarico, procuratore aggiunto a Palermo, che fu di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E in queste ultime settimane, con l’ondata di “esternazioni” di Massimo Ciancimino, figlio del sindaco del sacco di Palermo Vito, è al centro dell’attenzione mediatica. Perché è parte in quell’insieme di azioni giudiziarie e inchieste che coinvolgono più di una procura in Italia su quella che ormai è definita “la trattativa”.
Quella trattativa fra uno o più pezzi dello Stato e la mafia che, iniziata come appare sempre più evidente dalle ultime scoperte e dalla testimonianza dello stesso Ciancimino, nel periodo fra la strage di Capaci e quella di via d’Amelio, oggi sembra essere ormai una verità storica. Anche alla luce delle ultime dichiarazioni dell’allora ministro dell’Interno, e oggi vicepresidente del Csm, Nicola Mancino. Il quale, pur negando e smentendo un incontro del primo luglio ’92 con Borsellino (come invece sostiene il fratello del giudice ucciso, Salvatore, rifacendosi a un appunto rinvenuto in un’agenda), ammette che una sorta di trattativa ci fu anche se in realtà si trattava, questa la sua versione, di un’operazione avviata per ottenere l’arresto di Riina.
Ma che, alla luce di quello che è successo nel nostro Paese, sia dal punto di vista legislativo che politico e giudiziario, potrebbe essere andata almeno in parte in porto. Con risultati davvero inquietanti, visti gli enormi sconvolgimenti anche istituzionali di questi ultimi quindici anni. «È sufficientemente accertato – spiega Ingroia – che dopo circa un anno, un anno e mezzo dall’inizio di questa trattativa, d’improvviso la strategia stragista di Cosa nostra si interruppe.
Ed è altrettanto accertato, ed è sotto gli occhi degli italiani, che qualche tempo dopo anche la legislazione antimafia divenne meno rigida. Come se, a un certo punto, fosse calata una sorta di tregua fra mafia e Stato. Ma rimane la domanda, ed è su questo che sta lavorando la magistratura di Caltanissetta in questo periodo, se la strategia stragista di Cosa nostra venne messa in atto per forzare la trattativa o se questa venne utilizzata per favorirla o per rimuovere alcuni ostacoli che si potessero frapporre al buon esito della stessa».
Il riferimento è a Paolo Borsellino – questa una delle ipotesi che comincia a essere sempre più accreditata anche per un’eventuale revisione del processo – che appresa l’esistenza della trattativa apertasi dopo la strage di Capaci e la morte del suo collega e amico Giovanni Falcone si “mise di traverso”. Un ostacolo da rimuovere, appunto.
«La Seconda Repubblica è figlia, in qualche modo, della stagione stragista e della stagione della trattativa – prosegue Ingroia -. Mai come in questa circostanza, una stagione così terribile ha avuto conseguenze sulla storia e sulla vita individuale anche di ciascuno di noi come cittadini. E credo che ristabilire e scoprire la verità su quella stagione e su quelle stragi non sia soltanto compito e dovere dello Stato e della magistratura ma dev’essere interesse di tutti i cittadini ».
Il riferimento è anche a quel movimento culturale che, mai sedato in questi anni, ha continuato a chiedere la verità sul ’92 arrivando quest’anno alla provocazione, in coincidenza con il diciassettesimo anniversario della strage di via d’Amelio, di impedire allo Stato di commemorare l’evento con un presidio di tre giorni a Palermo, che ha coinvolto centinaia di persone da tutt’Italia. La manifestazione si è conclusa proprio davanti alla procura di Palermo, in solidarietà ai magistrati impegnati in questa inchiesta.

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2 Responses to Borsellino ostacolo da rimuovere Mafia e stragi, la verità di Ingroia
antonella
luglio 29th, 2009 at 10:52
ma perchè si dicono ste cazzate? perchè ingroia non verifica le fonti? Ma perchè la memoria non torna a nessuno? perchè nessuno ricorda che IL GIORNO DOPO LA STRAGE DI CAPACI Borsellino disse “il prossimo sono io”? Allora anche la strage di capaci era fatta con una trattativa… Ma dopo che Ciancimino dichiara che non ha nulla di cui pentirsi (riporto testuale) può dichiararsi testimone attendibile? E perchè allora non ha parlato durante il processo mori? Domanda: se a parlare con Aiello al telefono al posto di Ingroia avessero scoperto Mori, quanto ci avrebbero ricamato su i giornalisti? gli stessi che tentano di tacere tutto il resto?
Adduso
ottobre 10th, 2009 at 07:09
E’ questo che mi spaventa in questa Nazione.
Le Istituzioni, in questo caso la Magistratura, poverina non sa mai nulla quando si alza il livello oppure s’inventa di tutto di più (l’ho sperimentato sulla mia pelle)
E’ oltre un decennio che ci propinano una certa verità, mediante giudizi e poi … arriva una trasmissione come AnnoZero e si scopre che fino adesso, qualcuno o qualcosa, ha fuorviato tutto.
Intanto onore ad AnnoZero.
Ma disonore alle blasonate Istituzioni Italiane. Pure sui loro GRANDI UOMINI CHE HANNO DATO LA VITA PER COMBATTERE QUESTO SCHIFO DI MAFIA, deviano le indagini.
Ma che gente abbiamo nelle nostre Istituzioni ?
Mi spiace anche per i vari Scarpinato, Ingroia, Gratteri, Caselli, per citare i più conosciuti, ma tutto il loro noto impegno e lavoro, fino a quando l’ANM ed il CSM non saranno capaci di guardare oggettivamente ed “onestamente” dentro la Magistratura, non si potrà sconfiggere questo cancro che è la mafia.