Eurostat: la crisi non si ferma. Ecco la vigilia dell’autunno caldo
Al 9,5 il tasso di disoccupazione nell’eurozona. Giorgio Molin, segretario della Fiom di Venezia, racconta quali siano i nodi delle prossime settimane e la solitudine in cui si muove la Cgil per affrontare la tensione sociale
di Pietro Orsatti su Terra
Partiamo dal dato più impressionante, che smentisce in gran parte le rosee previsioni dell’ufficio stampa di palazzo Chigi. In luglio il tasso di disoccupazione nell’eurozona, secondo i dati di Eurostat, é stato del 9,5% dopo il 9,4% in giugno. A luglio 2008 il dato era al 7,5%. E l’Istat annuncia che anche in Italia è in calo l’occupazioni nelle grandi imprese. Da qui è necessario, poi, andare a vedere il dettaglio, il particolare di uno dei settori, il Nord Est, che per anni è stato additato come modello produttivo d’esempio per il Paese. «Solo nella provincia di Venezia e solo nel settore metalmeccanico – racconta Giorgio Molin, segretario veneziano della Fiom Cgil – abbiamo toccato i 5.000 cassaintegrati. Nelle piccole, medie e grandi imprese».
Molin, sarà davvero un autunno caldo?
È evidente che la situazione sia drammatica, con una situazione generale del Paese che non promette niente di buono. Diciamolo, la vicenda Innse rappresenta una grande novità, sia per la radicalità della lotta che per i risultati e il settore specifico del tipo di produzione. E poi per la determinazione, che è stata fondamentale per riuscire a risolvere una vertenza complicata e dura. Ma poi andando a noi, a Marghera, è necessario capire che sta andando totalmente in crisi tutto il sistema produttivo, dalla chimica, all’alluminio, fino alla cantieristica. Questo è uno specchio del Paese, la crisi è profondissima. Parliamo di 15.000 lavoratori diretti più l’indotto. Se pensiamo che in molti casi chi rientra dalla cassa integrazione non troverà più il posto e le tante casse integrazioni che ogni settimana scattano, è evidente che i prossimi mesi saranno drammatici.
Entra in crisi quindi anche un area dove si sono fatti grandi investimenti per l’innovazione?
Si, ed è un processo nitido. Gli investimenti sono stati fatti, i lavoratori hanno fatto i loro sacrifici credendo nell’obiettivo di uno sviluppo che fosse più compatibile che nel passato, più sostenibile, oggi quello che manca sono i progetti industriali e si afferma una logica che qui, come sta avvenendo in molte zone industriali del Paese, tende a sostituire il comparto produttivo e industriale con la speculazione immobiliare sulle aree. Si tratta di un progetto chiaro della destra, di frammentazione. Non si tratta di un processo solo speculativo, ma di un vero e proprio progetto strutturale.
Oggi sembra quasi che si tocchi direttamente anche il lavoro “garantito”, i contratti a tempo indeterminato.
Esatto, finora l’impatto della crisi non aveva colpito direttamente i contratti a tempo indeterminato, concentrandosi su due settori: immigrati e precari. Invisibili. Oggi invece si va a intaccare lo zoccolo duro, che usciranno dal lavoro senza nessun tipo di ammortizzatore.
L’accordo separato di Cisl e Uil, il vostro sciopero generale a Venezia a luglio in totale solitudine. Tutti i dati sembrano raccontare divisioni e frantumazioni non solo sul piano sindacale ma anche politico.
È la prima volta che non c’è un’azione unitaria. Perfino negli anni ’50, durante la stagione più calda dello scontro sindacale, non si è andati divisi. È una situazione gravissima e pericolosa, proprio perché nel prossimo autunno lo scontro sociale sarà durissimo, inevitabilmente. L’unità sindacale è importantissima, ma non si può rinunciare ai punti fondamentali. Allo stesso tempo la politica non è un problema da poco. C’è una parte di sinistra che è in enorme difficoltà, che cerca di sopravvivere, e dall’altra parte c’è una sinistra moderata che sembra impegnata in tutt’altro, disinteressata in questa fase ad occuparsi pienamente di questi temi.






















