settembre 8, 2009 | In: Articoli, Dall'Italia, Interviste

POLITICA CODARDA

lumia_malinconicoGiuseppe Lumia, candidato alla segreteria siciliana del Pd, fuori delle logiche di partito, propone una strada da seguire: «Costruire una classe dirigente radicata nel territorio
che si basi su legalità e sviluppo» di Pietro Orsatti su Left-Avvenimenti

Si candida, fuori dalle logiche delle correnti, alla segreteria regionale siciliana del Pd. È Giuseppe Lumia, che con la sua discesa in campo intende spezzare una prassi, radicata, di schieramento verticistico all’interno del partito. «Perché non è possibile continuare a pensare a un sistema che vede un capo corrente nazionale che dà ordini poi a un sotto capo corrente regionale e così via a ricaduta – spiega Lumia -. È necessario pensare ad un altro modello, ed è quello che proponiamo, che nasca dal territorio e che sia forte e aperto, che si traduca in autonomia e proposta anche a livello nazionale. Noi mettiamo al centro la Sicilia, il nostro dibattito. Penso a un partito che coniughi un’idea nuova e forte di legalità e di sviluppo».
Un dibattito non facile, una candidatura che ha creato non poche diffidenze all’interno della nomenclatura del partito non solo a livello siciliano. Che mette in discussione i modi e le abitudini della politica forse ancora di più della vicenda del faticosissimo raggiungimento della candidatura di Rosario Crocetta, storico sindaco antimafia di Gela, al Parlamento europeo nella scorsa primavera. Una candidatura che sembrava non andare in porto, fuori dalle logiche correntizie del Pd siciliano, e che ha avuto successo solo per una grande mobilitazione della società civile non solo isolana.
«Partiamo dalle candidature. Noi vogliamo un partito che sia in grado, anche territorialmente, di non farsi calare dall’alto le candidature come in gran parte è successo – spiega l’ex presidente della commissione parlamentare Antimafia -. Vorrei un partito in cui si dibatta, si negozi, si trovi spazio per logiche esterne alle correnti. Vorrei un partito, finalmente, forte. Radicato sul territorio. Autorevole. Questa è la sfida, ripeto, quella di costruire una classe dirigente del Pd che si basi su legalità e sviluppo. Non dobbiamo solo contenere, qui, la forza della mafia, ma la dobbiamo spazzare via. E una proposta politica che unisca il tema fondante della legalità con la necessità di un moderno e innovativo sviluppo può riuscire a ottenere un risultato dalle connotazioni storiche. Ma i problemi sono tanti. Complessi». La questione della trasparenza, della legalità e della coerenza è per Lumia uno dei temi fondamentali, irrinunciabili. Negli ultimi anni il politico di Termini Imerese si è trovato più volte a scontrarsi con la nomenclatura isolana, in particolare con il gruppo che si è coagulato attorno a Vladimiro Crisafulli a Enna. Crisafulli nel 2002 fu messo sotto inchiesta in seguito a un filmato che lo ritraeva in un hotel di Pergusa durante il congresso provinciale della Cgil Scuola, in compagnia del boss mafioso di Enna Raffaele Bevilaqua, già condannato per mafia e reduce dagli arresti domiciliari. Escluso dalla magistratura da coinvolgimenti con la criminalità, il politico ha comunque avuto non poche ricadute in termini di credibilità. Nonostante le polemiche ha comunque ha mantenuto un tale pacchetto di voti da garantirsi spazio nella scelta delle candidature, compresa quella di Giuseppe Lumia alle scorse elezioni che sembrava saltare probabilmente anche per una eccessiva distanza dalla storia e dalle posizioni assunte da Crisafulli sia in termini strategici che di impostazione culturale.

Oggi, poi, le notizie che arrivano dalle inchieste baresi (e non solo) spingono a una profonda riflessione. Una riflessione che Giuseppe Lumia ritiene indispensabile proprio nel momento in cui si va a una fase congressuale sia a livello regionale che nazionale. «La politica ha due gravi responsabilità – spiega -. La prima perché non ha mai saputo nella storia del nostro Paese mettere come grande priorità la lotta alle mafie. La politica al massimo è riuscita a mettersi a fare, come dico da tempo, un po’ di antimafia del giorno dopo. Prima le mafie colpiscono, prima entrano nelle istituzioni e poi, solo quando le mafie esagerano, le forze politiche reagiscono.

La seconda grave responsabilità della politica è che finora non è stata in grado di selezionare le classi dirigenti aggredendo il sistema delle collusioni. La politica fa la furba, delega tutto alla magistratura e al giudizio penale per poi stracciarsi le vesti e gridare al complotto quando appunto si svelano sistemi di collusione. È un meccanismo che dura da tanti e tanti anni e che ancora si riproduce. È necessario che la questione morale venga vissuta come un dato in sé e che serva a liberarsi della presenza delle mafie. Ci sono piccoli esempi locali dove questo è successo, dove la reazione della politica c’è stata. Ma sono casi coraggiosi e isolati e che sono stati fatti pagando prezzi enormi. Da anni porto avanti questa battaglia, facendo per esempio riferimento alla vicenda di Crisafulli. Anche nel Partito democratico il rischio di contiguità potrebbe verificarsi». Uno scontro durissimo, e che deve fare i conti con una realtà, soprattutto in determinati territori, con una permeabilità del sistema politico nel suo insieme che preoccupa non poco Lumia. Ma è evidente, visti i consensi raccolti da Crocetta alle europee e l’entusiasmo che si è acceso sulla candidatura Lumia alla segreteria regionale, sia nella base che nella società civile, che la richiesta di un progetto nuovo, fuori dagli schieramenti correntizi e espressamente “legalista” sia una novità non da poco. E che il Pd anche a livello nazionale ci dovrà per forza di cose farci i conti.

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