Quando la Cupola voleva fondare un partito

18/09/2009
By Pietro Orsatti

6di Pietro Orsatti su Left/Avvenimenti

È in uno degli interrogatori condotti dal pm Antonio Ingroia al pentito Antonino Giuffrè che si trova lo scenario della che si trasforma direttamente in soggetto politico. Chiede Ingroia se «nel 1993 alla scelta se proseguire o meno la strategia stragista, vi è anche una differenza, fra i due schieramenti (i “pacifisti” con riferimento Provenzano contrapposti agli “stragisti” guidati da e poi Bagarella) per i progetti di ristrutturazione dei rapporti con la ?». Giuffrè risponde spiegando che «da un lato c’è un discorso di creare all’interno di un politico nuovo, cioè portare avanti direttamente da , eh… questo discorso, portato avanti da Bagarella e compagni, il cui esponente, uno degli esponenti principali era il Tullio Cannella». Si tratta di un autonomista, , mai compiutamente decollato, quello di cui parla il pentito. « Noi eravamo perfettamente convinti che questo discorso non poteva avere un futuro – racconta il pentito – perché circa dieci anni prima, siamo attorno agli anni ’82-’83, un progetto simile, addirittura, più vasto assai, era presentato sia da Michele Greco, ma in modo particolare, era pensato da Piddu Madonia. Però non si è fatto, non si è presa in grandissima considerazione perché si capiva che, nel momento in cui si muovevano all’interno di un partito politico persone legate a , ben presto il tutto sarebbe messo sotto i riflettori delle forze dell’ordine e della magistratura». E allora? Ecco che Giuffrè racconta a Ingroia dell’interessamento da parte di nei confronti della nascente Forza . «Si parlava, come avevo detto, di esponenti delle aziende di – racconta – che si stavano, se ricordo bene, per essere chiamati, sempre ripeto, se ricordo bene, si parlava di persone della Fininvest che si stavano interessando per creare questo nuovo politico e in modo particolare un esponente di spicco di queste, che si interessava in questo periodo, era il… il signor Dell’Utri». Si intuisce dalla trascrizione che Giuffrè tentenna, ma Ingroia lo incalza: « In che misura, insomma, era interessata rispetto a questo politico che si costituiva? Non so se la mia domanda è chiara». È a questo punto che Giuffrè si sbilancia, ed espone con chiarezza il progetto. « Chiarissima – dichiara il teste -. A interessava che il vertice di questo assumesse delle responsabilità ben precise per fare fronte a quei problemi, come enunciato in precedenza, e poi, successivamente, l’andare a mettere degli uomini puliti all’interno di questo che facessero, in modo particolare, gli interessi di in , mi sono spiegato?» E in particolare riguardo Marcello Dell’Utri, Giuffrè spiega di aver appreso che essendo questi «una persona molto vicina a e nello stesso tempo un ottimo referente per , era reputato come una delle persone affidabili». Questa testimonianza, agli atti del processo e della sentenza in primo grado nei confronti di Marcello Dell’Utri, sarebbe stata considerata finora, anche grazie ad altri riscontri, credibile, e il pentito, secondo i giudici del processo riportano in sentenza, «deve ritenersi fuori discussione» in quanto «il quadro d’insieme delineato dal Giuffrè sul tema della è pienamente riscontrato dalle altre acquisizioni dibattimentali».

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