Caso dossier e Marrazzo. Pensare male purtroppo è un’esigenza

25/10/2009
By Pietro Orsatti

di Pietro Orsatti

Antica abitudine delle classi dirigenti italiane: il dossieraggio. Avere dossier, manipolarli, costruirne dei falsi, raccogliere . A un unico fine. Il ricatto. Antica arte, quella del ricatto. Si associa sempre all’intimidazione. A volte mi viene da sospettare che questo Paese si tenga in piedi grazie al ricatto. “Io ho su di te, tu le hai su di me, quindi siamo alleati”. O forse, più semplicemente, non belligeranti. Si è tenuto in piedi questo Paese grazie ai ricatti, al doppiogiochismo e, perché no, grazie ai servigi di servi dello profondamente infedeli. La storia delle stragi a partire da quella di Piazza Fontana in poi ci raccontano questa storia. Anche oggi, che riusciamo a riaffrontare il biennio terribile 1992/93 ci ricompare davanti agli occhi lo stesso meccanismo. Chi ricatta chi? Chi ha tradito chi? Chi, più umanamente verrebbe da dire, ha fatto finta di nulla e non ha voluto guardare?

Dai servizi di ai di Mori, dai magistrati trasformatosi in corvi ai procuratori che chiudono un’intera stagione con una “semplice riorganizzazione degli uffici”. Quanto ancora dobbiamo sapere? Quanto c’è nascosto?

Stillicidio di carte, dichiarazioni, testimonianze. E di amnesie risolte a 17 anni di distanza. Oggi è questo quello che vediamo, ma è solo la superficie. Perché è dietro questa patina apparente, che sembra di tanto in tanto perfino mostrarci un barlume di realtà, che si nasconde l’inamovibile mondo dei ricattatori. Che usano ogni mezzo, ogni , ogni possibile distorsione per colpire, azzittire, depistare. Come è successo per il rapimento Moro. Moro, e il covo delle BR di via Gradoli. Via Gradoli, la stessa dove si sarebbe recato l’ormai ex presidente della Regione Lazio Marrazzo per i suoi incontri con un trans. E dove sarebbe filmato, come sarebbe stata filmata la sua auto in sosta. Sempre a via Gradoli, è ovvio. E anche questa volta servitori dello a raccogliere nel marciume di una storia certamente triste ma privata per poter agire nel ricatto. Presi, forse, solo perché hanno voluto forzare la mano e avrebbero voluto prendere anche denaro mentre confezionavano un dossier. Per chi? Per ordine di chi? E via Gradoli è solo una coincidenza? Purtroppo le coincidenze non esistono quando si gioca a questi livelli. Quella della storia del ricatto a Marrazzo sembra una storia “firmata”. Come se qualcuno dicesse “siamo noi, siamo qui”. Via Gradoli, un ricatto, appostamenti, dossier, e uomini dello . Il dossieraggio e il ricatto avrebbero avuto inizio a luglio, praticamente nello stesso periodo in cui l’affair fondi sbarcava in Regione. Altra coincidenza. E i 4 erano davvero dell’anti droga? Chi era il loro referente, in quale catena di comando erano inseriti?

Facciamole queste domande, una buna volta. E qualcuno una risposta.

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One Response to “ Caso dossier e Marrazzo. Pensare male purtroppo è un’esigenza ”

  1. maxhki on 25/10/2009 at 21:38

    Sono d’accordo. Licio Gelli dice che tutti sono ricattabili, in Italia il ricatto è uno strumento del potere e la la ricattabilità un pre-requisito per entrare in partita. Così quando servi, sei costretto ad obbedire e quando non servi più o non obbedisci ti bruciano in modo indolore (per loro).

    Che questa storia sia legata ai legami di importanti esponenti del PD romano con i vertici di grosse logge occulte? Potrebbe essere una pista.

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