L’autunno caldo e la necessità di raccontarlo, dal basso

01/11/2009
By Pietro Orsatti

Lo sapevamo che questo autunno sarebbe decisamente caldo. Inziando dal punto di vista giudiziario, da quello dei doppi e tripli ricatti. Ci aspettavamo minacce e rivelazioni, dossier e e contro-dossier. Come ci aspettavamo che l’, ormai decisamente schierata e con tanto di elmetto in testa, venisse utilizzata come arma nei confronti di una parte o di un’altra. Ci aspettavamo tutto questo perché la fotografia di questo Paese ci mostra un’ profondamente divisa, sia dal punto di vista culturale e politico che dal punto di vista territoriale ed economico.

I vari papelli e contro papelli, video a luci rosse, gossip da camera da letto, colpi di scena giudiziari, urla da salotto televisivo e anatemi lanciati dal centralino di casa , sembrano di giorno in giorno sempre più spezzoni di una incredibile sceneggiatura, una costruzione solo parzialmente reale di quello che sta veramente accadendo. Mi spiego. Mentre tutta l’attenzione è concentrata sullo scandalismo da un lato e la da fine impero dall’altro, il nostro Paese sta subendo il colpo di coda di una globale a cui siamo giunti totalmente impreparati. Contemporaneamente, alcuni processi finalmente riaperti stanno mostrando le vere origini, distorte, dell’insieme politico e istituzionale di quella che viene chiamata, pomposamente, Seconda Repubblica. Mentre ci accaloriamo sulla caccia di “chiappette d’oro” e sulla presunta illibatezza di Noemi, mentre ci domandiamo come un anziano uomo politico e imprenditore multimiliardario possa reggere i ritmi di una vita di feste e festini come quelli che ci ha mostrato negli scorsi mesi l’ barese sul giovanotto rampante in caccia di favori Giampaolo , mentre sbattiamo la testa al muro per capire come un giornalista e politico accorto come Marrazzo si sia andato a cacciare in quel appartamento a via Gradoli in compagnia di transessuali, spioni, infedeli e ricattatori di ogni tipo, va in scena tutt’altra realtà. Quella degli effetti devastanti della sul nostro Paese: milioni fra disoccupati e cassaintegrati, l’intero impianto produttivo (compreso quello piccolo e medio storicamente motore dell’ nazionale) che rischia il collasso e la banca rotta, spaccatura ormai apparentemente irrecuperabile delle forze sindacali (la firma separata di accordi non è più un’eccezione ma la regola), un’opposizione da un lato residuale e dall’altro in cerca di un’identità che sembra ora del tutto impalpabile e probabilmente, domani, impraticabile (le contraddizioni all’interno del sono innumerevoli, ben oltre già alle macroscopiche discrasie del sostegno a Bassolino e Loriero) che sembra assolutamente inadatta ad affrontare le conseguenze della crisi e a individuare soluzioni praticabili.

E poi c’è l’evento madre della nascita della Seconda Repubblica, che emerge oggi con chiarezza dalle inchieste sulla trattativa fra e , dall’intreccio incredibile che condusse alcuni poteri palesi e altri occulti a ricercare una soluzione praticabile di continuità e percorrerla anche attraverso l’illegalità, l’inganno, il patto innominabile. La Seconda Repubblica, leggendo le carte dei processi, le testimonianze, i ricordi tardivi di tanti dei protagonisti di allora (e di oggi) non è mai nata. Quella in cui stiamo vivendo, questa ormai è la sensazione sempre più diffusa, è l’effetto di un camuffamento di quei poteri che portarono al collasso di Mani Pulite, delle stragi del ’92/93, dell’implosione (solo apparente) del sistema partitico, della liquidazione del pubblico non verso una privatizzazione ma una liberalizzazione selvaggia e speculativa che ha di fatto liquidato un intero sistema economico che, nel bene e nel male, aveva tenuto in piedi il Paese per più di 40 anni.

C’è da farsi una montagna di domande in questa fine di autunno. C’è da avere i nervi saldi per individuare sia a livello personale che collettivo cosa fare e come. In questo Paese rimpinzato di una pseudo realtà mediatica dal sistema Raiset c’è l’enorme necessità di raccontare il reale, la vita, i bisogni e le aspirazioni degli italiani. E i tradizionali sembrano non esserne assolutamente in grado. Neppure tanti di quelli che invece avevano dichiarato di farsi portavoce di queste istanze di verità. In qualche modo il Web sta supplendo a questo vuoto di , di dibattito, di rappresentazione. Gli esempi sono tanti di questi esperimenti, grazie al cielo riusciti: da www.agoravox.it a www.antimafiaduemila.com, da www.dazebao.org a www.crisitv.wordpress.com, da www.ucuntu.org a www.liberainformazione.org. E poi migliaia di blog, pagine, video. E i libri che diventano sede naturale, vista l’impossibilità di trovare spazio sui , dell’. Come il teatro che mai come in questa fase si è fatto portatore di storie basate sul reale, sulla denuncia, sulla puntuale ricerca giornalistica.

Il sogno, in questo autunno, è che tutti questi frammenti trovino una sintesi e un incontro fra loro, che insieme formino una massa critica svelando la realtà del Paese non solo a piccoli settori degli Italiani, ma attraverso una fase di messa in rete e di amplificazione diventino (collettivamente) un nuovo . Fatto di tanti e non di solitudini. Attento, puntuale, informato e comprensibile. Che abbi un solo formidabile e rivoluzionario (permettetemelo) obiettivo: raccontare.

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