novembre 11, 2009 | In: Articoli, Dall'Italia, News
Caso Cosentino – Rinviata la decisione della Giunta autorizzazioni della Camera sulla richiesta di arresto
E’ stata rinviata al 18 novembre la decisione della Giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati sulla richiesta di arresto a carico del sottosegretario Nicola Cosentino emessa dal Gip di Napoli Piccirillo. Intanto anche Italo Bocchino, dopo le smentite di questa mattina su un suo eventuale coinvolgimento (aveva definito come “marginale” la citazione di un verbale di uno dei pentiti che accusano Cosentino che lo tiravano in ballo), ha in qualche modo preso le distanze dal sottosegretario in particolare sulla sua candidatura come presidente della Regione Campania, nonostante nei mesi scorsi ne fosse stato uno dei principali sostenitori. «Siamo sempre stati perplessi sulla candidatura di Cosentino – ha dichiarato Bocchino – perché da tempo c’erano voci, c’erano inchieste. Detto questo, però, devo dire su di lui c’è veramente poco. Caso mai, c’è un po’ di malcostume: le assunzioni, le raccomandazioni. Però mi sembra che oggettivamente non ci sia nulla che faccia riferimento a un concorso esterno in associazione mafiosa».
Di seguito un brano della deposizione di uno dei pentiti (sono sei in tutto) che hanno descritto agli inquirenti il presunto “malcostume”.
“Cosentino sapeva che io ero socio della ECO4 e sapeva perfettamente dei miei rapporti con la famiglia Bidognetti, per la quale ero il referente all’interno della società: faccio presente che io ebbi a conoscere Nicola Cosentino proprio attraverso Bidognetti Francesco, proprio in un periodo antecedente all’arresto di quest’ultimo. Mi ero aggiudicato il servizio di raccolta degli R.S.U. (rifiuti solidi urbani, n.d.e.) sul comune di San Cipriano con la SETIA SUD, intestata a mio fratello Salvatore e un giorno Bidognetti Francesco mi convocò affinché indicessi una riunione con le maestranze per sostenere il candidato COSENTINO Nicola per le elezioni provinciali. Me lo presentò come suo amico e io personalmente ebbi a prelevare il Cosentino insieme al fratello minore e a portarlo presso il deposito ove erano state riunite le maestranze, invitandole al voto secondo le indicazioni di BIDOGNETTI Francesco”.
A quella presentazione fecero seguito altri incontri, altre sponsorizzazioni elettorali ma anche l’impegno di proselitismo profuso dall’odierno collaboratore di giustizia in favore del partito dell’indagato:
“A partire da quell’episodio ebbi ad incontrare il Cosentino anche dopo la sua elezione a parlamentare. Faccio presente che sono tesserato ‘Forza Italia’ e grazie a me sono state tesserate numerose persone presso la sezione di Cesa: mi è capitato in due occasioni di sponsorizzare la campagna elettorale del COSENTINO offrendogli cene presso il ristorante ‘zì Nicola’ di mio fratello, cene costose essendo invitate centinaia di persone delle quali io e i miei fratelli ci assumevamo interamente il costo”.
Il ruolo di ‘grande elettore’ rivestito nel clan Bidognetti da Gaetano Vassallo trova piena conferma in Domenico Bidognetti (interrogatorio citato):
“Con riferimento a VASSALLO Gaetano, specifico che tra i suoi compiti rientrava anche quello di convogliare i voti verso i candidati prescelti dai clan. (…) In questo senso, certamente anche VASSALLO Gaetano, che aveva un grosso bacino elettorale a Cesa anche in forza della consistenza numerica della famiglia di appartenenza e in forza delle sue conoscenze, si è sempre attivamente prodigato per convogliare i voti secondo le indicazioni fornitegli da mio cugino Cicciotto”.
(PIU’ IN BASSO I MAGISTRATI PROSEGUONO)
Il collaboratore di giustizia Vassallo ritorna sulla figura dell’indagato Cosentino nell’interrogatorio del 29 maggio 2008. In quell’atto Vassallo ripercorre le strategie espansive perseguite dalla ECO4, con la piena complicità del presidente del Consorzio CE4 VALENTE Giuseppe, nella gestione dei rifiuti. Strategie il cui centro di gravità si allontana a un certo punto dai territori tradizionalmente controllati dal gruppo Bidognetti, per approdare ai comuni controllati da Cicciariello (SCHIAVONE Francesco di Luigi) e dal gruppo sessano dei ‘muzzoni’.
Con questa politica espansionistica, contrassegnata da “grandi e piccole illegalità”, Vassallo vede interagire le iniziative politiche dell’indagato Cosentino e del collega Landolfi. Un momento di convergenza è individuato dal collaboratore, nell’affare collegato ai terreni da espropriare per realizzare l’ampliamento della discarica Parco Saurino 2.
Vassallo riferisce di un progetto di ampliamento del sito, nel quale non fu direttamente coinvolto perché risalente già a un’epoca nella quale il gruppo bidognettiano, che lo aveva voluto ‘socio’ occulto dei fratelli Orsi nella ECO4 s.p.a., gli aveva imposto di ritirarsi (‘il clan dei casalesi mi disse di togliermi da mezzo’).
Le notizie relative a questo momento della vita della ECO4 pervengono perciò a Vassallo dai fratelli Antonio e Nicola che, secondo il patto stipulato con gli Orsi, egli era riuscito a far assumere dalla società mista e che ne rimarranno dipendenti mista per alcuni mesi dopo la fuoriuscita dell’odierno collaboratore (fino al novembre 2002).
A comunicargli l’interesse della ‘famiglia’ mafiosa facente capo agli Schiavone, e in particolare a Francesco Schiavone di Luigi detto ‘Cicciariello’, nella questione sono gli stessi fratelli Orsi e un consigliere comunale casalese amico di Vassallo, al quale gli Schiavone hanno intimato di non acquistare un terreno adiacente alla discarica perché “il bene gli interessava”.
Un’ulteriore (diretta) conferma del passaggio di competenze criminali Vassallo la ricaverà allorquando tenterà di raccomandare agli Orsi un fornitore suo amico, tale Bortone, e verrà avvicinato da un emissario degli Schiavone che gli prospetterà persuasivi ‘argomenti’ ostativi. Di queste ragioni Vassallo avrà definitiva conferma dal geometra Bernardo Cirillo, cugino di Cicciotto Bidognetti.
“Conosco la vicenda della discarica di Parco Saurino 2. In particolare in relazione all’ampliamento del sito avvenuto nel 2002. Non mi sono occupato direttamente di queste vicende perché il clan dei casalesi mi disse di togliermi da mezzo. Come ho già riferito in precedenti verbali. Se ne occuparono però i miei fratelli Antonio e Nicola Vassallo che feci assumere come dipendenti della Eco4 da Sergio e Michele Orsi. Anche nell’individuazione dei terreni dove ampliare la discarica c’è stato l’interesse della criminalità organizzata. Infatti, Sergio e Michele Orsi mi hanno detto che c’è stato l’interessamento diretto di’Cicciariello’; e ciò mi fu confermato anche da Vincenzo Verazzo, consigliere comunale di Casal di Principe, mio amico, il cui cognato è detenuto per lo stesso processo mio degli arresti del 2002 per fatti di criminalità organizzata. Verazzo infatti sapeva bene i fatti, in quanto egli stesso voleva comprare altri terreni vicino a quello suo e allocati nei pressi della discarica, ma fu avvicinato da Cicciariello, ovvero SCHIAVONE Francesco (di Luigi, da non confondere con SCHIAVONE Francesco di Nicola detto Sandokan, n.d.e.) che gli intimò di non fare l’acquisto del terreno perché il bene gli interessava poiché dovevano fare l’ampliamento della discarica. I miei fratelli invece mi riferirono della gestione della discarica ampliata, sempre riferibile a persone legate alla criminalità organizzata. Essi mi specificarono che i fratelli Orsi scaricavano rifiuti speciali provenienti dalle lavorazioni stradali nella discarica ampliata; ciò ovviamente era contro legge perché i rifiuti provenivano da fuori regione e i rifiuti non venivano registrati in ingresso nella discarica per cui si trattava di un sistematico e organizzato smaltimento illegale di rifiuti. Di ciò era a conoscenza anche il Valente. In sostanza tutta la gestione della discarica ampliata era realizzata con piccoli e grandi illegalità. Gli imbrogli andavano dall’appropriazione del gasolio per le macchine private, ai fittizi rimborsi per le forniture dei gasolio, alle spese personali effettuate con le carte di credito della società fino al traffico di rifiuti e all’assunzione di persone legate alla criminalità organizzata; queste persone ovviamente non andavano a lavorare, ma intascavano i soldi della retribuzione. Tra questi falsi dipendenti ricordo il figlio di FRAGNOLI di Mondragone, ovvero il figlio del capo clan di Mondragone che conosco e che quindi saprei riconoscere in foto; a Sessa Aurunca vi era invece il suocero di DI LORENZO, ovvero persona legata al clan dei ‘muzzoni’.
A.D.R. I gestori del consorzio ECO4 si servivano di società private per effettuare i trasporti dei rifiuti e si trattava di società sempre riferibili agli stessi gestori del consorzio: SOCOM, Flora ambiente, BORTONE Domenico. Proprio io chiesi a Sergio e Michele Orsi di far lavorare Bortone, ma dopo un po’ di tempo fui avvicinato da tale ‘zì Luigi’, che operava per conto di ‘Cicciariello’, il quale mi disse che Bortone lì non doveva lavorare. Chiesi spiegazioni al geometra Bernardo Cirillo, affiliato al clan Bidognetti e lui mi disse che lì dovevano lavorare gli Schiavone. Era infatti il periodo che Sergio e Michele Orsi si erano allontanati da Bidognetti e si erano avvicinati a ‘Cicciariello’ ovvero Schiavone. Poiché Bortone era stato segnalato da me in qualità di referente imprenditoriale del clan ‘Bidognetti’, essendo a quel tempo diminuita la forza di Bidognetti rispetto a quella di Schiavone, il Bortone non doveva lavorare più”.
A.D.R. I siti da utilizzare per l’ampliamento della discarica vennero scelti pertanto direttamente da Schiavone Francesco detto ‘Cicciariello’, spesso su indicazione di Michele e Sergio Orsi. La stessa procedura è stata utilizzata per l’allocazione dei siti dei depositi delle ecoballe. In poche parole tutto il sistema della gestione dei rifiuti – sia degli rr.ss.uu. che dei rifiuti speciali – nelle diverse fasi della gestione stessa (trasporto, smaltimento, raccolta) era completamente gestito e controllato dalla criminalità organizzata e ciò sia nel periodo in cui la gestione fu affidata ai privati, sia nel periodo in cui la gestione è passata al pubblico (ecoballe ecc.).
L’intervento dell’indagato Cosentino, del collega Mario Landolfi e del sindaco di Santa Maria La Fossa Abbate, converge con quello dei fratelli Orsi, allorquando i due parlamentari s’impegnano in una ‘forte pressione’ affinché in quel territorio fosse realizzato un termovalorizzatore dopo il fallimento del progetto iniziale di allocare in quell’area una discarica. Vassallo non esita ad accomunare le ‘pressioni’ dei due parlamentari a quelle della criminalità organizzata sul presupposto che la ECO4 fosse un’impresa mafiosa (“diretta espressione della criminalità organizzata”) che, nata da un accordo con il clan Bidognetti, si era poi legata agli Schiavone conservando con costoro un legame che durerà fino all’arresto dei fratelli Orsi. Una testimonianza diretta di questa compenetrazione Vassallo la trarrà da un colloquio avuto con Bernardo Cirillo, cugino di Bidognetti, nell’anno 2004.
“Con riferimento all’individuazione dei terreni da parte della criminalità organizzata, ricordo anche che vi fu una forte pressione da parte di Michele e Sergio Orsi, insieme all’onorevole Cosentino e all’onorevole Landolfi (al tempo in cui Landolfi era alla commissione vigilanza RAI) e al sindaco di Santa Maria La Fossa, affinché si costruisse il termovalorizzatore dopo che era fallito il progetto di realizzare una discarica nello stesso posto. Era il periodo subito prima che fosse nominato Catenacci Commissario Straordinario per l’Emergenza Rifiuti in Campania. Per quanto ho detto prima, le pressioni fatte dalle persone suindicate erano comunque pressioni riferibili alla criminalità organizzata in quanto la Eco 4 era diretta espressione della criminalità organizzata. Parimenti ho già spiegato che inizialmente la Eco4 era riferibile a Bidognetti e, via via, è passata sotto il controllo di Schiavone; e ciò fino all’arresto di entrambi i fratelli Orsi. Di ciò sono certo in quanto nell’estate del 2004 mi incontrai con il figlio di Cicciariello e con il geometra Bernardo Cirillo in Baia Domitia e, nell’occasione, chiesi come mai lui fosse lì. Il CIRILLO mi spiegò che erano stati sequestrati alcuni grossi trattori ed essi si dovevano occupare di farli sparire (a rilettura: i trattori dovevano essere nascosti presso un’azienda del figlio di Cicciariello); gli chiesi della ECO4 e lui mi specificò che “non c’era da preoccuparsi” in quanto i soldi li prendevano anche loro e che poi, quando i cugini sarebbero usciti, se la sarebbero vista loro”
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