Spatuzza schiacciato fra Berlusconi e i pm

14/11/2009
By Pietro Orsatti

dellutri-berlusconiNuovi dettagli sul percorso affrontato dal collaboratore di aggiungono altri tasselli nel ruolo che avrebbero avuto il premier e Dell’Utri nella trattativa segreta. «Il soggetto che io dovevo accusare io me lo trovo come capo del ! Al di là di questo, il ministro della , quel ragazzino così possiamo dire»

di Pietro Orsatti su Terra

Continua il racconto di Gaspare Spatuzza, feroce killer di , uomo d’onore del mandamento di Brancaccio, oggi collaboratore di . Con le sue dichiarazioni ha riaperto due processi per stragi, quella di del ’92 e quella di via dei Georgofili a Firenze del ’93, sta collaborando all’ sulla trattativa fra e e le sue dichiarazione sono in attesa di essere accolte dalla Corte di assise di nel processo in secondo grado a Marcello Dell’Utri. Spatuzza era uomo del gruppo di fuoco stragista nei primi anni 90, consapevole di essere parte e protagonista della difficile trattativa in corso fra pezzi della e dello e la . È proprio il suo percorso, dopo l’arresto avvenuto nel ’97, che ci descrive la complessità dell’uomo e delle vicende di cui tratta.
Ne parla in chiusura dell’interrogatorio del 6 ottobre di quest’anno condotto dai pm di . «Nel carcere di Tolmezzo il Filippo Graviano ( fratello di Giuseppe, capo mandamento di Brancaccio collegato anche a Vittorio Mangano, ndr) mi disse che si stava parlando di dissociazione (uno dei punti indicati proprio nel “papello” consegnato ai pm da Massimo Ciancimino, ndr) e che, però, noi non eravamo interessati – racconta Spatuzza -. Quando io stavo per essere trasferito da Tolmezzo, mi disse che se si fossero create le condizioni evolutive in merito alla dissociazione mi avrebbe spedito una cartolina, ma non mi è arrivata». Siamo ormai nel 2004. Quello che racconta Spatuzza è questo: anche in carcere i boss (e in particolare lui parla dei Graviano, fedelissimi di ) condussero una sorta di trattativa che, se non fosse andata in , li avrebbe costretti ad «andare dai magistrati». E questo, appunto, è quello che fa Spatuzza quando capisce che gli interlocutori, che lui ipotizza essere (analizzando l’evolversi delle vicende di cui è protagonista) Dell’Utri e , non si stanno dando «una smossa». L’inizio della collaborazione per Spatuzza non è facile. «Avevo il timore perché entravo in conflitto con la magistratura, entravo in conflitto con la », perché si doveva autoaccusare della strage di . Ma sapeva anche che proprio in relazioni alle dichiarazioni che avrebbe reso su quella strage si misurava la sua credibilità: «Io ho basi portanti perché ci sono prove schiaccianti». Prove, dettagli, riscontri che la Procura di Caltanissetta ha poi ritenuto importanti e credibili tanto da riaprire l’. E quindi si rivolge al procuratore nazionale Antimafia , che è il primo a raccogliere le sue dichiarazioni in un colloquio investigativo. È la primavera del 2008. E Spatuzza ha paura di allargare le sue dichiarazione, di vuotare il sacco. «Il soggetto che io dovevo accusare io me lo trovo come capo del ! Al di là di questo, il ministro della , quel ragazzino così possiamo dire ». Parla, Spatuzza, di , dietro il quale vede «la figura di Dell’Utri che so che gestiva i circoli di Forza ». Ma ormai Spatuzza è in ballo e quindi parla iniziando proprio da a Caltanissetta poi del resto a Firenze, delle stragi del ’93, dei rapporti fra i Graviano e Mangano e delle relazioni che gli venivano raccontate dal suo capo, Graviano, con «quello di Canale 5» e con Dell’Utri. Parla, anche se ha paura: «Io mi sto muovendo in due territori spinosi. La questione di , la questione… dissi, ccà mi fannu tutti a pezzi». Ancora no, ma la paura, si intuisce dal tono della trascrizione, il pentito continua ad averla. Come in molti hanno paura delle sue dichiarazioni.

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