novembre 15, 2009 | In: Articoli, Dall'Italia, News

CATTURATO DOMENICO RACCUGLIA – AGGIORNAMENTO

Sono passate da poco le 17 e 30 quando ricevo una telefonata da Calatafimi. E’ un funzionario di polizia che ci comunica che il reparto Catturandi della polizia di Stato di Palermo ha appena messo le mani su uno dei latitanti più pericolosi di Cosa nostra, Domenico Raccuglia. «Raccuglia catturato poco fa, siamo ancora sul posto. Calatafimi. Ci aggiorniamo più tardi». Poche parole, dopo tanti anni (17) e decine di tentativi di cattura falliti, finalmente quello che viene definito uno dei tre papabili successori di Riina e Provenzano, è ora in mano alla giustizia. All’azione hanno partecipato circa 50 uomini della polizia. Raccuglia era, solo,  in una abitazione di Calatafimi, in un appartemente di due piani a via Cabbassini 80. Al momento dell’arresto avrebbe tentato la fuga ma è stato bloccato sul terrazzo dell’abitazione. Pochi giorni fa era stata perquisita la casa della moglie del latitante, ma sembrava che non vi fosse stato trovato nulla di rilevante.
La notizia è stata appena confermata anche dal direttore di TeleJato, Pino Maniaci, anche lui sul posto della cattura. L’arrestato è in questo momento in viaggio per Palermo. L’azione è stata eseguita in coordinamento con la squadra mobile di Trapani. Attesa per domani mattina una conferenza stampa.

Il capomafia , conosciuto come «il veterinario» è un ex ‘delfinò del boss di San Giuseppe Jato, Giovanni Brusca ed è stato già condannato a tre ergastoli, uno dei quali per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, e anche a 20 anni di reclusione per tentativo di omicidio e ad altre pene per associazione mafiosa. Durante la sua latitanza, nonostante i servizi di osservazione disposti nei confronti della moglie, Raccuglia è riuscito a diventare padre per la seconda volta come ampiamente raccontato dalla cronaca negli ultimi anni. Il boss era considerato uno degli aspiranti al vertice della mafia palermitana essendo il capo incontrastato delle cosche a Partinico.

«L’arresto del boss Raccuglia è un grandissimo risultato conseguito in un periodo difficile. La polizia lavora con pochi uomini e poche risorse. Ciò accresce ulteriormente il valore di un’indagine svolta esclusivamente con metodo tradizionale: pedinamenti, videoriprese e intercettazioni». Lo ha detto il pm della dda di palermo Francesco del Bene che, insieme alla collega Roberta Buzzolani, ha coordinato l’indagine della squadra mobile di Palermo che ha portato all’arresto di Mimmo Raccuglia. «Il boss – ha raccontato – all’arrivo degli agenti era da solo. La casa in cui si nascondeva è di proprietà di un incensurato. Stiamo valutando la sua posizione. Nell’appartamento c’erano due pistole». Originario di Altofonte, uomo vicino alla famiglia mafiosa dei Brusca, Raccuglia ha esteso il suo dominio fino al trapanese. «Dalle indagini è emerso che il capomafia – ha aggiunto Del Bene – aveva stretto un’alleanza con il latitante di Castelvetrano Messina Denaro e recentemente aveva spostato i suoi interessi proprio nel trapanese». Processato per 5 omicidi, Raccuglia detto il «veterinario» per la sua passione per gli animali, ha già tre condanne definitive all’ergastolo. Sposato, con due figli, uno dei quali nato durante la latitanza, è stato uno dei carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito sequestrato e poi strangolato e sciolto nell’acido su ordine di Giovanni Brusca. Raccuglia teneva i contatti con la famiglia del bambino alla quale portava i messaggi del piccolo durante il rapimento. «Dopo l’arresto e il pentimento dei Brusca – spiega Del Bene – Raccuglia ha esteso la sua egemonia al mandamento di San Giuseppe Jato. Quando, poi, i Vitale sono finiti in cella, il suo dominio è giunto fino a Partinico, dunque ai confini con la provincia di Trapani». (ANSA)

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