La mafia dei numeri

19/11/2009
By Pietro Orsatti

Immagine 7 Quasi 6 miliardi di euro sequestrati, poco meno di 2 quelli confiscati, 3.630 mafiosi arrestati. è un trionfo per l’affermazione della legalità. Così, almeno stando alle dichiarazioni del ministro dell’Interno

di Pietro Orsatti su Terra

«Mai nessun governo precedente aveva raggiunto risultati simili», ha dichiarato il ministro dell’Interno nei giorni successivi all’ di quello che ha definito «il numero due di Cosa nostra», . I beni sequestrati alla sono stati 10.089, ha fatto sapere alla , per un controvalore di 5,6 miliardi di euro (+56%), mentre quelli confiscati sono 2.673, pari a 1,7 miliardi (+364%). Quello che il ministro non ha dichiarato è la decisione di rivenderli all’asta e non di destinarli, come prevede la legge attuale, a uso sociale, consentendo così alla riappropriazione da parte dei clan, attraverso prestanome, di quei beni che sui territori di spesso sono simbolo di potere effettivo ancor prima di quello economico.
Maroni ha omesso anche di ricordare che le spese per un anno di trasferte effettuate dagli uomini della di in provincia di per effettuare l’ del latitante Raccuglia siano state coperte, anticipate con i proprio portafogli, direttamente dagli agenti e funzionari impegnati nelle indagini. Diretta conseguenza di quei tagli ai fondi decisi proprio da Maroni, che domani, però, sarà a per congratularsi con la squadra che ha condotto l’operazione Raccuglia. Il ministro ha anche divulgato altri secondo i quali nei primi 18 mesi del governo sono state compiute 377 operazioni di polizia giudiziaria contro la (+53% rispetto ai 18 mesi precedenti), che hanno portato a 3.630 arresti (+22%). a prima vista impressionanti, ma se vengono analizzati nel dettaglio ci si accorge che molti degli arresti effettuati si sono risolti in scarcerazioni (ad esempio l’operazione “Perseo” del dicembre 2008) e soprattutto che per arrivare a blitz come quelli descritti e rivendicati da Maroni non ha senso fare discorsi di “sotto questo o quel governo”, perché spesso le indagini durano più di 18 mesi per poter mettere le mani soprattutto sui mafiosi di “rango”.
A , intanto, si respira una strana aria dopo la cattura del “veterinario”, questo il soprannome di Raccuglia. Da un lato si fa un bilancio di 18 mesi di indagini, dall’altro si sta cercando di mettere le mani sui numerosi fiancheggiatori e complici dell’arrestato. Il latitante aveva intessuto un’alleanza, molto più forte di quella ipotizzata finora, con il “dittatore” del trapanese . Nel territorio centrale del potere del boss, la zona compresa tra , San Giuseppe Jato, Borgetto, il vuoto di potere potrebbe far riesplodere una guerra di per il controllo dei vari mandamenti. «Perché di fazioni avverse a Raccuglia e ai Vitale di , alleati dell’arrestato, in queste zone ce ne sono, sono organizzati e in grado di tentare una scalata – spiega della Commissione parlamentare antimafia, che da anni monitorizza con attenzione questo territorio “cerniera” -. Raccuglia era uomo fondamentale per gli equilibri di Cosa nostra. Ora senza il suo ruolo di “cuscinetto” fra e , Messina Denaro può entrare in città unificando il sodalizio criminale sotto la sua guida». Proprio nell’area di e Borgetto si rischia lo scontro con “gli americani”, ossia i clan sconfitti negli anni 80 da e che da alcuni anni si sono riaffacciati sulla scena palermitana. Che ci sono e sono in fase di “rafforzamento”. E che smentiscono, con i fatti, l’enfasi di tante operazioni. Tra queste, «la grande operazione coordinata con l’Fbi statunitense», denominata “Old Bridge”, che doveva aver decapitato l’organizzazione degli Inzerillo, gli americani sconfitti che tornavano in ? Un’operazione sponsorizzata da Maroni in contrasto con la “Perseo” condotta dai , quindi sponsorizzata e rivendicata dall’alleato/rivale Ignazio La Russa.

NB: sul numero di Terra in edicola oggi

è saltato questo brano conclusivo

Negli ambienti giudiziari non ci sono dubbi: «quella è stata un’operazione mediaticamente molto gonfiata». E la Perseo? «I media hanno fatto un gran lavoro».

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One Response to “ La mafia dei numeri ”

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