Mills, Ciancimino ed Edilnord. Quanti guai per Silvio Berlusconi

Berlusconi ai tempi della Edilnord
Inizia oggi a Milano la tranche del processo contro l’avvocato inglese che riguarda il Cavaliere. E si riaprono i faldoni in cui negli anni sono state archiviate le dichiarazioni di Giuffré, Brusca, Cancemi, Siino, e anche di Cartotto e Cossiga
di Pietro Orsatti su Terra
Non è solo Gaspare Spatuzza a togliere il sonno a Marcello Dell’Utri e a far inalberare il premier. Perché non è solo il collaborante che testimonierà questa mattina a Torino a raccontare di possibili patti innominabili. Aveva iniziato Antonino Giuffré, uno dei pentiti su cui si basa la condanna in primo grado a Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. A Firenze poi avevano testimoniato pentiti del calibro di Brusca, Cancemi, Siino, Cucuzza e Cannella e teste come Ezio Cartotto (uno dei fondatori di Forza Italia) e Francesco Cossiga. Anche a Firenze si parlò di stragi (quelle del ’93 a Roma, Milano e Firenze), e anche se l’inchiesta venne archiviata si legge nelle motivazioni che «l’ipotesi iniziale ha mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità », e ancora che si era riusciti a «formulare in termini attendibili la proposizione secondo cui il soggetto politico in via di formazione (Forza Italia), avrebbe preventivamente divisato l’utilizza ne dei risultati del progetto stragista». Stesso dicasi per l’archiviazione dell’inchiesta di Caltanissetta degli anni 90 sempre su Dell’Utri e Berlusconi in relazione alle stragi Falcone e Borsellino. Insomma, Spatuzza non esce di colpo dal cappello del prestigiatore come un coniglio bianco, ma la sua testimonianza spiega la possibile connessione diretta fra il gruppo di fuoco, di cui lui stesso faceva parte dalla strage di via D’Amelio, e gli interlocutori politico-economici che lui ipotizza essere proprio il nascente movimento Forza Italia. E poi, ancora, c’è Massimo Ciancimino, che due giorni fa ha raccontato ai magistrati palermitani e nisseni della vicenda Edilnord. Racconta, il figlio di don Vito, che «sentì parlare di soldi dei clan a Milano 2», investiti nella società fondata nel 1963 da Silvio Berlusconi per costruire Milano 2, da due costruttori legati a Cosa nostra, Antonio Buscemi e Franco Bonura. Massimo Ciancimino ha ricordato anche che il padre avrebbe fatto da “consulente” in una delle società (la Venchi Unica) in cui si accentravano gli interessi finanziari di Marcello Dell’Utri e Filippo Alberto Rapisarda, che in seguito è diventato uno dei teste dell’accusa proprio nel processo Dell’Utri. E poi Ciancimino ha cercato di spiegare quelli che secondo lui erano i rapporti che intratteneva l’allora Bernardo Provenzano con la politica. Ma oggi si apre a Milano anche la tranche che riguarda Berlusconi, imputato di corruzione in atti giudiziari nel processo Mills, nell’ambito del quale il premier è riuscito a fare stralciare la parte che lo riguarda anche se nelle motivazioni della condanna a Mills si legge: «Silvio Berlusconi. Soggetto che era comunque certamente l’interessato al buon esito dei procedimenti; che era ed è al vertice del gruppo di cui le società offshore facevano parte; alla cui volontà era subordinata qualsiasi decisione quanto a Century One e Universal One; in nome e per conto del quale agivano tutti i dirigenti Fininvest con cui Mills collaborava; il cui consenso esplicito, infine, aveva consentito il passaggio del dividendo nella disponibilità di Mills».























