Retroscena sull’archivio Genchi Come bloccarono De Magistris

10/12/2009
By Pietro Orsatti

2008-12-15_115282096 Magistrati con relazioni pericolose, uomini politici che fanno e disfanno e affari. Le carte del consulente fotografano intrecci non narrabili, dove chi indaga spesso lo fa su se stesso o sui propri amici e parenti
di Pietro Orsatti su Terra

Nei palazzi di giustizia di Roma e Catanzaro e in altri uffici e palazzi del potere politico e giudiziario staranno maledicendo il momento in cui è stata aperta l’ a carico di , chiamato a rispondere di violazione della privacy, abuso d’ufficio e “costituzione illecita di archivio”. Perché la legge, in caso di un’accusa formale, consente all’imputato di poter accedere pubblicamente, consentendo, in quanto materiale “pubblico”, la divulgazione delle proprie memorie difensive e quindi la possibilità di pubblicare i contenuti del cosiddetto “archivio”. Cosa che Genchi ha prontamente fatto nel Il caso Genchi, edito da Aliberti e curato da Ettore Montolli.
Tutto ruota attorno all’archivio sequestrato dai lo scorso anno (e fino ad allora sottoposto al segreto istruttorio) e a quella , “”, che ha provocato sia il sequestro delle carte e dei supporti informatici che l’ da parte della Procura di Roma sul consulente di DeMagistris. Poco prima che a fosse avocata l’indagine “”, si racconta nel , erano state acquisite dalla Procura di Crotone alcune telefoniche sui numeri di Marilina Intrieri, successivamente diventata presidente del consiglio nazionale dell’Udeur, registrate dai durante la campagna elettorale del 2006. Nelle si alludeva a raccomandazioni, a possibili collusioni politico-mafiose anche nel delitto Fortugno, a possibili ricatti sulle e sulle gestioni delle Asl. Si parlava di segreti, finanziamenti pubblici da centinaia di milioni di euro. Ed emergerebbe, sempre dalla lettura del , il ruolo predominante in svolto in particolare da Marco Minniti in praticamente quasi tutte le dell’epoca, mentre la Intrieri sarebbe risultata invece imposta da Anna Serafini, moglie di Fassino. Questi dissidi emergevano in alcuni brogliacci in maniera inquietante: «La nota persona ha riferito a Marilina che la cosa non è stupida, è una cosa molto seria, perché se lei si candida può essere uccisa, in quanto a Crotone Adamo e Minniti hanno interessi precisi e chiari e non la vogliono tra i piedi».
Su questo e altro si apprestava a lavorare Genchi per conto di , ma con la revoca dell’incarico e il passaggio di “” nelle mani del sostituto procuratore generale Alfredo Garbati l’incaricò venne sospeso. Ma da quanto risultato al vicequestore, Garbati e Minniti erano in strettissimi rapporti: nell’ordine di centinaia le telefonate tra i due. E non ci si ferma qui. Il , infatti, analizza anche il del di Roma che contestava a Genchi il svolto per , svelando che in realtà di rapporti ne esisterebbero due, e diversi fra loro. Il primo fu inviato a Catanzaro. Il secondo, mandato alla Procura di Roma (lo stesso acquisito dal ), e che invece gli fu consegnato al momento dell’avviso di garanzia, conteneva contestazioni assai diverse dal primo. E da qui Genchi si sarebbe accorto di alcune “sparizioni”, fra cui la contestazione di un numero de La Margherita, che Genchi stesso indica riconducibile a Francesco Rutelli, così come era annotato in quattro agende di Saladino, principale imputato di “”. Grazie a questo , Rutelli riuscì a presiedere al Comitato sui sostenendo come le sue utenze non fossero state trattate e facendo quindi intendere di non avere nulla a che fare con Saladino. Genchi oggi rileva che Rutelli di Saladino avrebbe avuto sia i numeri cellulari personali sia il numero di casa e anche altri nove riferimenti diretti di vari segretari e capi di gabinetto e numerosi indirizzi email.

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One Response to “ Retroscena sull’archivio Genchi Come bloccarono De Magistris ”

  1. raffaela on 10/12/2009 at 10:56

    Appunto ieri parlavo con mio figlio sull’andamento politico italiano.Analizzando un po’ tutto siamo arrivati all’unica spiegazione logica del perchè anche gran parte dell’opposizione e tra questi Rutelli (vedi ballarò del giorno 8 dicembre)puntasse il dito contro Di Pietro:tutti marci e l’articolo che ho appena letto me ne dà conferma.
    La situazione in Italia è allucinante e l’opposizione non insorge perchè …E’ EVIDENTE.
    Bersani quando parla e attacca Berlusconi dice le stesse cose di Di Pietro,ma se ne sta lì ad ATTACCARE Di Pietro e questo perchè c’è D’Alema che manovra il tutto.
    Insomma sono convinta che chi tra i politici non ha le mani legate ,chi non ha un Burattinaio che lo controlla ,immaginiamo e capiamo perchè,è libero …ma chi al Burattinaio deve DARE …siamo nella …..
    Se la matassa non si scioglierà nulla cambierà.
    Questo è il punto ,secondo me.

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