dicembre 23, 2009 | In: Articoli, Dal mondo, Dall'Italia, Interviste

I boss in trasferta – intervista a Francesco Forgione

Immagine 4di Pietro Orsatti su lelft/Avvenimenti

Francesco Forgione è stato presidente della commissione parlamentare Antimafia, e oggi, dopo la sua famosa relazione sul pericolo della ’ndrangheta sia a livello nazionale che internazionale, pubblica un libro (Mafia Export, Baldini Castoldi Dalai) in cui traccia una mappa mondiale del fenomeno delle mafie italiane “in trasferta”.
Quello delle mafie che si trasferiscono all’estero per fare affari è un fenomeno antico, ma che oggi sembra essersi profondamente rafforzato. Quali sono le ragioni dell’internazionalizzazione del fenomeno criminale tipicamente italiano?
Nel libro ho provato a ricostruire le mappe geocriminali della presenza delle mafie italiane, Cosa nostra, ’ndrangheta e Camorra nel mondo. Per ragionare sull’altra faccia della globalizzazione, su come questo ventennio di globalizzazione e di politiche liberiste che hanno abbattuto tutte le forme di controllo dell’economia, di trasparenza nella finanza, abbia contribuito all’espansione delle mafie. Mafie che non vivono, soprattutto nella dimensione internazionale, esclusivamente del loro carattere militare e “criminale”, ma vivono la natura di grandi holding finanziarie e criminali. Questa è la novità. Purtroppo tutto questo avviene dentro all’ipocrisia di governi e di strutture sovranazionali, ad esempio dell’Unione europea. Nessuno parla di questi aspetti. E anche nelle strutture preposte alla lotta alla mafia, investigative e giudiziarie, nessuno ha un programma di censimento degli italiani nel mondo.
C’è una percezione, in particolare in Europa, della gravità del fenomeno?
Prendiamo la ’ndrangheta, che oggi è diventata la vera potenza globale, la mafia più potente a livello mondiale, anche perché è il vero grande broker della cocaina su scala internazionale. La Germania ha scoperto la ’ndrangheta una mattina di Ferragosto del 2007, ma solo perché ha insanguinato le sue strade. Ma i rapporti del Bka, dei servizi di sicurezza tedesca, sulle famiglie di San Luca in Germania erano del 2000. E li avevamo noi. Loro invece non hanno fatto niente perché a livello internazionale, e vale in pratica per tutta l’Europa, l’ipocrisia qual è? Fino a quando arrivano i soldi dei mafiosi si possono accettare pensando che quando arrivano i soldi non arrivino anche i mafiosi. Invece Duisburg ha dimostrato che quando arrivano i soldi arrivano anche i mafiosi e che probabilmente si erano insediati a Duisburg per la vicinanza oggettiva alla Borsa di Francoforte. Una delle più importanti d’Europa.
La situazione si è ulteriormente aggravata negli ultimi anni, quindi. E che risposte si possono dare a livello Ue?

Non esiste una sorta di diritto penale minimo su scala europea, anche per il ruolo che hanno avuto in questi ultimi vent’anni le mafie dei Paesi dell’Est, alcune a pieno titolo in Europa, altre veri e propri Stati criminali. C’è la necessità di una normativa unica in relazione al riconoscimento dell’associazione mafiosa, per intenderci il nostro 416 bis, e soprattutto c’è bisogno di una norma comune per l’aggressione ai beni e ai patrimoni dei mafiosi, dove questi si trovino.
La mafia sommersa e la mafia degli affari. Da un lato le forze dell’ordine che contrastano in particolare la mafia militare, dall’altro i colletti bianchi che fanno affari.

Esatto. Anche le ultime catture sono frutto non di un impegno di questo o quel governo, ma del lavoro di indagini di magistrati e forze di polizia giudiziaria. Per il resto si assiste, invece, a quello che mi sembra un cedimento, che ha riguardato anche governi di centrosinistra, come sulle norme di silenzio e assenso e di alleggerimento delle procedure negli appalti. Oppure le attuali norme sul rientro dei capitali, parlo dello scudo fiscale, che hanno favorito già nella precedente edizione la circolazione dei capitali criminali. Senza poi parlare della norma sulla vendita dei beni confiscati alla mafia che rischia di essere un escamotage per consentire al crimine di rientrare in possesso di questi beni.

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