Miracoli siciliani. Pdl di governo e di opposizione
di Pietro Orsatti su Terra
«Il milazzismo fu un tentativo nobile di vera crescita politica – ci spiegava Leoluca Orlando qualche giorno fa a margine di un’intervista -. Quello di Lombardo oggi mi sembra invece un trucco. Alla fine il Pdl, il centrodestra, riesce a essere sia al governo che all’opposizione. Il massimo per garantire la continuità del potere». Il riferimento al milazzismo, più volte citato in queste settimane dal governatore siciliano Raffaele Lombardo, richiama l’esperimento politico del 1958 quando Silvio Milazzo della Dc venne eletto presidente della Regione Sicilia con i voti dei partiti di destra e di sinistra, sconfiggendo il candidato ufficiale del suo partito. Nel suo primo governo parteciparono esponenti del Pci e del Msi, «in nome dei superiori interessi dei siciliani », dissero il segretario regionale del Pci Emanuele Macaluso e il capogruppo regionale del Msi Dino Grammatico. Quindi, nonostante il tentativo di ricollegare quell’esperienza a quella di oggi, con la nascita del Lombardo-ter (in due anni) prosegue, in altra forma, l’egemonia della destra in Sicilia, e si riconferma la spregiudicatezza del leader del Mpa.
A garantire il terzo governo di Lombardo è un insieme di interessi: nucleo forte dell’operazione l’alleanza creatasi fra il Mpa e la corrente “berlusconiana” del Pdl, quella per intenderci che fa riferimento a Gianfranco Miccichè, e del gruppo dei “finiani”, di quella destra sociale che si trovava schiacciata dal dualismo Alfano-Schifani. E poi l’appoggio (non tanto esterno visto che due nuovi assessori sono di area centrosinistra) di un pezzo del Pd che di fatto sconfessa la linea dei segretari regionale e nazionale Lupo e Bersani. La notte fra lunedì e martedì deve essere stata molto pesante per Lombardo. L’applicazione del manuale Cencelli è stata difficoltosa, ma alla fine una giunta c’è e ora si presenterà alla verifica del Consiglio. Ci sono i voti per sostenerla? Non si sa, anche perché non è ben chiaro quanti parlamentari regionali del Pd, andando contro la linea nazionale del proprio partito, lo terranno in piedi.
Se da un lato la soluzione Lombardo alla crisi del centrodestra rappresenta una delle crepe più visibili nel sistema di potere che faceva riferimento a Cuffaro prima, e all’attuale governatore oggi, si apre una crisi potenzialmente devastante anche per il Pd. «La nascita del terzo governo Lombardo certifica la fine e il definitivo fallimento della coalizione di centrodestra che lo aveva sostenuto », ha dichiarato Antonello Cracolici capogruppo Pd in Regione. L’esponente del centrosinistra, se non fosse stato abbastanza chiaro, ha spiegato che «il Pd potrà essere determinante». Quindi tanti saluti a Lupo e Bersani, del tutto sconfessati. Ed emerge come regista dell’operazione, dietro le quinte, quel senatore “scomodo” del Pd, Giuseppe Lumia, che già alle primarie, candidandosi autonomamente con una propria mozione, aveva dato segnali di irrequietezza. Il milazzismo del terzo millennio sembra più una resa dei conti generalizzata, e un avviso alla politica nazionale.






















