La crisi nascosta e la novità Vendola-De Magistris
Settimana dal fronte Italia. Ciancimino ha parlato al processo Mori Obinu e non ha detto niente di nuovo. Di fatto ha confermato tutto quello che aveva già detto negli interrogatori nel corso degli ultimi mesi (ecco i verbali dei 23 interrogatori depositati). Rapporti mafia e servizi e Ros, la trattativa, Provenzano come punto di riferimento. Di tutto questo ho già scritto per mesi ed è inutile, qui, ripercorrere le dichiarazioni. La questione, ovviamente, è solo una: perché le dichiarazioni di Ciancimino sono state accolte nel processo Mori/Obinu e non in quello Dell’Utri? Di Dell’Utri Ciancimino parla, eccome. Il figlio di don Vito racconta perfino di pesunti contatti diretti fra il senatore del Pdl e Provenzano. Questo è uno dei tanti piccoli misteri di quel processo.
Crollano le borse europee (epicentro Madrid) e in Italia la notizia, ovviamente, è presto sottovalutata. Ormai è evidente che la crisi globale è tutt’altro che risolta, che le ricadute su occupazione e salari saranno ancora più terribili di quelle viste finora, ma in Italia il problema continua ad essere il legittimo impedimento (ovvero evitare processi al premier) e la foto del 1992 di Di Pietro in una cena dai carabinieri con allo stesso tavolo Bruno Contrada (pochi giorni dopo sarebbe stato arrestato ma in quel momento era solo un funzionario dello Stato). Gli unici accenni alla crisi sono legati alla vicenda Alcoa e Fiat. Ovviamente il governo si limita a dire che le imprese sono “cattive cattive†e non si assume neanche un filo di responsabilità . Marchionne è un traditore e gli americani dell’Alcoa dei disumani sfruttatori. E il governo che ha consentito loro di arrivare al punto di crisi (finanziandoli allegramente) senza mai cercare di bloccare le strategie delle due multinazionali? Sacconi può dire quello che gli pare, ma cercando di occultare per due anni la crisi ha solo creato le condizioni che le varie “crisi†arrivassero al punto di esplosione.
E poi c’è Vendola. Vendola che si allea con Idv, anzi sarebbe meglio dire con Luigi De Magistris, sui candidati in Campania e Calabria. È una notizia bella grossa totalmente ignorata da un bel pezzo della stampa di sinistra (o trattata con un po’ di fastidio) che lascia sconcertati. E un po’, perfidamente, soddisfatti. Alla vigilia del congresso dell’Idv ci troviamo con un ex-magistrato che in meno di un anno ha imparato a fare politica bene e spietatamente. Una sorpresa per molti. E forse un filo di luce, anche per la sinistra. Che i due politici dell’opposizione più popolari oggi cerchino un dialogo è davvero una buona notizia. Perché dopo anni di deserto delle idee e di dilagare della sindrome della sconfitta, forse partendo da questi due non allineati si può davvero pensare di ricostruire qualcosa.






















