Pino Maniaci sulle minacce all’attore Giulio Cavalli

08/08/2008
By Pietro Orsatti
Una foto di scena  di Do ut des«Oltre alla mia preoccupazione esprimo a , l’autore e attore che da mesi riceve minacce e intimidazioni da parte della criminalità organizzata a causa del suo pspettacolo “Do ut des”, la solidarietà mia e di tutta la redazione dei ». Questo dichiara , il fondatore e conduttore della televisione comunitaria di Partinico da mesi sotto tutela per gli attentati e aggressioni fisiche subite.


Assieme a Maniaci si mobilita per la rete di associazioni, gruppi, cittadini, giornalisti, politici e artisti dell’iniziativa “Siamo tutti ”, che da due mesi sta attivamente contribuendo alle conduzioni del telegiornale giornaliero. «Nei prossimi giorni Giulio verrà qui a Partinico a condurre il nostro telegiornale in occasione del piccolo tour di spettacoli che verrà a fare in Sicilia – prosegue Maniaci – Ho collaborato a questo spettacolo, fornendo anche alcuni contributi . Lo spettacolo è un grande atto di coraggio. La mafia non sopporta chi li prende in giro, chi svela la loro vera faccia, la loro “non onorabilità”. Giulio li sberleffa, trasforma i mafiosi in personaggi grotteschi. Per i boss è intollerabile. E infatti lo hanno minacciato subito dopo la prima a marzo».
«In questi giorni Cavalli è stato oggetto anche di una serie di voci e calunnie che affermano che questi abbia deciso di rivelare le minacce per farsi pubblicità – prosegue Maniaci – Non è così. Giulio non ha bisogno di nessuna pubblicità. Quando a marzo ha ricevuto le prime minacce ha deciso, sotto consiglio delle Forze di Polizia, di tenere tutto sotto silenzio. Ne parlammo subito. Ero in Lombardia anche io in quell’occasione proprio per lo spettacolo. Poi alcuni giorni qualcuno ha pensato di fare un scoop estivo senza neanche avvisare il protagonista della vicenda. Cavalli e la sua compagnia non sapevano nulla dell’operazione, altro che pubblicità. A tutte queste persone che cercano di colpire Giulio ho solo una cosa da dire: anche io sono . E ora è scatta la solita operazione. Prima le minacce e le intimidazioni, poi le calunnie e le voci per fare terra bruciata attorno. Un altro segnale dei tanti, che ancora non abbiamo reso pubblici, che si stanno concretizzando in questi mesi attorno a chi, senza coperture politiche “pesanti, sta lottando contro una società dalla cultura mafiosa. Come a Giulio, o Crocetta a Gela o noi di o alle tante realtà e persone che hanno partecipato e partecipano all’iniziativa “Siamo Tutti ”. Le coincidenze sono troppe e confermano un clima pesante»

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