Il servizio di Left sul “caso Genchi” (e rassegna web)

13/03/2009
By Pietro Orsatti

genchi-left1Adesso parlo io

Gioacchino : «Mai fatta un’intercettazione in vita mia. Anzi, una: ho ascoltato per errore una conversazione fra mia moglie e sua madre». «Ma quali milioni di utenze tracciate, erano poco più di settecento». « non è solo compassi. Consorterie massoniche possono chiamarsi Compagnia delle opere o Opus dei»

di Pietro Orsatti

A fa freddo. Anzi, c’è il gelo. Non è solo un fatto climatico, anche se fino a pochi giorni fa nevicava alle porte della città, ma è la bomba virtuale esplosa sulla testa del procuratore capo Francesco cha ha fatto precipitare la temperatura di colpo. Un articolo pubblicato su Repubblica ha ufficialmente riaperto la stagione dei veleni su uno degli uffici più delicati d’Italia. «Il cognato del procuratore è un uomo d’onore», titolava venerdì 6 marzo il quotidiano. E oltre all’inverno prolungato di quest’anno, a gelare le anticamere della Procura è sopraggiunta la memoria della “stagione dei veleni”, quella delle talpe e delle lettere anonime, quella dell’isolamento di alcuni magistrati, fra cui Giovanni , fra la fine degli anni Ottanta e l’estate delle stragi del Novantadue. Ovvio, il Csm apre subito un’inchiesta. Ovvio, i sostituti e i collaboratori di esprimono la propria solidarietà al capo. Il ministro Alfano sembra voler inviare un’ispezione immediata al palazzo di Giustizia di . Poi ci ripensa, gli ispettori rimangono a Roma.

Si comincia a pensare se non a una bufala intera a una “mezza” bufala, a una polpetta avvelenata a cui qualche cronista forse ha abboccato. Certo che quel titolo rimane. La carriera del procuratore di , dal 6 marzo, probabilmente è segnata. Cosa è accaduto? Qualcuno ha fatto pervenire alla stampa l’informazione sul fatto che l’Arma dei carabinieri aveva intercettato due anni fa il cognato del procuratore capo, Sergio Maria Sacco, marito della sorella della moglie di , gettando sul parente l’ombra di concorso esterno a Cosa nostra. La vicenda era vecchia e archiviata, ma piove in forma di cronaca in questa gelida . Anche perché, si scopre dopo, Sacco non è stato neanche indagato per quella telefonata intercettata, e altre accuse dei decenni precedenti lo avevano visto assolto. Tutto a conoscenza anche del Csm da anni, appunto. Chi ha fatto la soffiata (che soffiata non è) alla stampa?
Mistero. Sono stati i carabinieri, o meglio i , con cui comunque ha costruito un rapporto esclusivo tenendo fuori dal gioco grosso, a volte, le forze di polizia? Erano irritati che il loro primato sulle indagini a fosse messo in discussione dopo gli ultimi riassetti di nomine e promozioni in Procura? Oppure: la “gola profonda” va cercata nelle fila della polizia di Stato, nell’ottica dello scontro ormai sempre più palese fra le due forze? O ancora, si tratta di un’ulteriore offensiva da parte di chi ha già decapitato le procure di Catanzaro e Salerno, come raccontano gli stessi pm di in un comunicato? La vicenda Sacco è «molto datata, già nota al Csm e valutata come irrilevante in occasione della nomina di a procuratore» e «non ha mai prodotto all’interno dell’ufficio riserve o limiti di alcun genere, anche per il ritrovato entusiasmo nel lavoro di gruppo, nella tradizione dello storico pool antimafia, e per l’effettiva gestione collegiale dell’ufficio». E poi, sempre secondo i pm, la polpetta avvelenata viene servita in «coincidenza temporale col progredire di delicatissime indagini sulle relazioni esterne di Cosa nostra». Qualcuno disse, decenni fa, «si sente tintinnare di sciabole». A farne le spese, l’intero ambiente.

«Una volta per toglierci di mezzo ci ammazzavano – spiega un tagliente Roberto Scarpinato, storico pm del processo a Giulio Andreotti, a lato di un convegno – ora non ne hanno bisogno. Ci sono altri modi per ridurci al silenzio. Chissà, forse dovremmo esserne pure grati». Ci pensa un po’ su e chiede al suo collega Antonio Ingroia, sostituto procuratore, che gli siede accanto: «Come si chiamava quel ministro dei Lavori pubblici che diceva che dovevamo conviverci con la mafia?». Ingroia sorride: «Lunardi, credo fosse Lunardi». Conclude Scarpinato: «Ecco, sì, forse dovremo imparare a conviverci con la mafia».
A si gela. Fa freddo anche a piazza Principe di Camporeale cercando il sotterraneo sede dello studio di Gioacchino , che da investigatore della polizia, prima, e consulente in quasi tutte le principali inchieste “di punta” delle procure italiane, poi, è diventato, nel giro di poche settimane, il nemico numero uno della democrazia italiana. L’uomo che avrebbe confezionato dossier, secondo alcuni politici e la stampa nazionale, su milioni di italiani. «Ma quali milioni di utenze tracciate, erano poco più di settecento e riconducibili a poche decine di persone». Un po’ “gattone” del numero uno della Spectre e un po’ hacker da film cyberpunk. C’è da rabbrividire a cercare un incontro con un uomo del genere. Poi, l’immagine mediatica costruita attorno al personaggio comincia a mostrare le prime crepe. Sempre Repubblica, a firma Giuseppe D’Avanzo, ne fa un ritratto romanzesco, tanto fantasioso da trasformare un piano terra luminoso con tanto di vista su aranci carichi di frutti in un sotterraneo oscuro, tanto letterario da moltiplicare un computer con due schermi – anche un po’ vecchiotto visto che si “impalla” almeno una volta durante l’incontro – in cinque mega elaboratori sempre all’opera a macinare dati sugli italici vizi. Certo non è difficile incontrarlo, parlarci, prendere un appuntamento. Dal suo blog a facebook, dai convegni alle procure di mezza Italia, di contatti ne ha lasciati davvero tanti.

Passi la letteratura, si sorvoli sulla fiction, tolti i risvolti romanzeschi il personaggio rimane. Francesco Rutelli, presidente del Copasir, il comitato di controllo dei servizi, non lo ha certo in simpatia e infatti dichiara: «L’acquisizione di dati che riguardano centinaia di migliaia di cittadini, il tracciamento per 20 mesi degli spostamenti del capo dei servizi segreti italiani (Nicolò Pollari, direttore del Sismi fino al 15 dicembre 2006, ndr), l’ottenimento dei tabulati del capo della investigazione contro la mafia, all’insaputa dello stesso pubblico ministero che conduceva le indagini, sono alcuni tra i principali elementi dirompenti che abbiamo accertato e che meritano una riflessione molto severa». E di sicuro rappresenta il nemico numero uno anche per i , con cui si scontra periodicamente dai tempi in cui, commissario di pubblica sicurezza a , si occupò dell’attentato dell’Addaura (1989) a Giovanni . «Da subito ci furono dei sospetti – racconta -. Sospetti che si materializzarono nel 1992 al momento in cui fu riferito ai magistrati di Caltanissetta da un maresciallo dei carabinieri, artificiere, che il congegno esplosivo era stato consegnato a un funzionario di polizia che era presente sul posto. Immediatamente con La Barbera svolgemmo degli accertamenti che riguardavano questo funzionario di polizia che già era, per la verità, indicato per la sua amicizia con Contrada e altri rapporti sospetti a . Alla fine dell’accertamento ci accorgemmo che questi non avrebbe mai potuto ricevere l’ordigno perché al momento si trovava in tutt’altra sede. La bomba, invece, venne maldestramente fatta brillare impedendo di conseguenza di stabilire con chiarezza se si fosse trattato di un vero attentato fallito o di una intimidazione. Questo maresciallo dei carabinieri in questione è stato condannato per false dichiarazioni al pubblico ministero». Inizia qui, sugli scogli davanti alla casa di villeggiatura di Giovanni , un percorso umano e professionale che lo porterà, quasi vent’anni dopo, a Catanzaro, all’incontro con il pm Luigi e all’inchiesta , poi alla tempesta che ha travolto, finora, due procure e un buon numero di magistrati, investigatori e consulenti. E il consulente di spicco di quell’inchiesta è Gioacchino , l’uomo dei tabulati. Non delle intercettazioni, come in molti lo accusano, compreso Rutelli – inizialmente, poi si è corretto – ma delle analisi incrociate sulle utenze telefoniche degli indagati. Analista, non spione con cuffia intento a piazzare microspie. «Mai fatta un’intercettazione in vita mia. Anzi no, una l’ho fatta, quando mi sono ritrovato ad ascoltare per errore una conversazione fra mia moglie e sua madre. Mia moglie è slovena, non ho capito nulla».

Ma perché i , con cui ha collaborato e collabora da anni, conducono indagini su di lui e sembrerebbero essere oggi i suoi principali accusatori? E perché proprio sulla vicenda a cui collaborarono attivamente fornendo essi stessi intercettazioni, queste sì reali, alla Procura di Catanzaro? «Perché probabilmente si sono voluti pulire il coltello – cerca di spiegare Gioacchino – perché è dal 1989 che mi imbatto in porcherie fatte dal . Io ritengo che abbiano voluto colpire me, ben oltre la funzione di consulente dell’autorità giudiziaria, per quello che rappresento e per quello che ho rappresentato, per quello che è stato il mio ruolo dentro la polizia di Stato». Perché è tutt’altro che uno sconosciuto spione che lavora nel buio di uno scantinato (che non c’è) ma uno degli investigatori di punta a all’inizio degli anni Novanta. «Io rappresento solo me stesso e il lavoro che faccio – spiega – e al limite quella grande massa di persone per bene, di magistrati, di agenti e funzionari di polizia, anche di ufficiali e sottoufficiali dei dei carabinieri con cui lavoro da anni». È nell’anno delle stragi di mafia, il 1992, che , allora commissario, emerge come uomo fondamentale per la lotta a Cosa nostra e alle coperture che l’organizzazione criminale si era trovata all’interno delle pieghe dello Stato. «Le cose cruciali del 1992 nessuno le dice – racconta -. Tutti parlano di quello che è successo dopo le stragi, nessuno dice quello che è avvenuto prima. Nel Novantadue si assiste a due attacchi concentrici al sistema politico, uno viene dalle inchieste su Tangentopoli, dalla Procura di Milano e dalle altre autorità giudiziarie, l’altro da un presidente della Repubblica che inizia a “picconare” il sistema stesso che lo ha generato, Francesco Cossiga. Un presidente che giunto al limite del suo mandato inizia a togliersi tutti i sassolini che si trova nelle scarpe. Oggi si direbbe che ha fatto “outing”. Attaccato e messo perfino in stato di accusa e che è costretto a dimettersi. Costretto a dimettersi perché in quel momento in Italia c’è chi vuole accelerare, qualcuno che voleva prendere il controllo del Paese, magari strumentalizzando, cavalcandole anche, le iniziative dell’autorità giudiziaria. Cossiga viene fatto dimettere e la strage di Capaci avviene proprio nel momento in cui si sta votando a Camere riunite il nuovo presidente, interrompendo quello che è il corso che quel Parlamento, anche di inquisiti e tutto quello che vogliamo, si stava dando con la proposta di un altro ben diverso presidente della Repubblica». è uno dei protagonisti delle indagini e per la strage di via D’Amelio individua da subito le misteriose connessioni esistenti con un ufficio dei servizi posizionato all’interno di Castel Utveggio che, da Monte Pellegrino, sembra essere il punto di osservazione più efficace per dare il segnale al detonatore della bomba che uccise Paolo e gli uomini della sua scorta. «Non c’era altro luogo possibile, perché altrimenti si sarebbe dovuto pensare a un kamikaze. E così non è stato». Pochi mesi dopo, insieme al questore La Barbera, viene trasferito appena le indagini si avvicinano al nodo della presunta trattativa dello Stato con Cosa nostra, trattativa che oggi il figlio di Vito Ciancimino, Massimo che recentemente ha iniziato a collaborare con gli inquirenti, ha retrodatato nel periodo che intercorre fra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio. E indica l’allora capo dei e già ex capo del Sisde, il generale dei carabinieri Mario Mori, come uno dei protagonisti di quella trattativa.

«Sarà un caso, ma dopo che sono stato invitato a “Matrix”, Mentana è stato costretto a dimettersi – osserva – e nella prima puntata dello stesso programma con un nuovo conduttore a essere intervistato è stato proprio Mori». Quindi il caso Englaro è stato solo una scusa? Certo che la coincidenza è inquietante. Nel mondo di , che questi lo voglia o meno, questo tipo di collegamenti sono routine quotidiana.
Come è routine incrociare la , vecchia e nuova, palese e no. «La oggi dobbiamo porla in una dimensione diversa da quella a cui siamo stati abituati – spiega -. Io mi sono occupato in numerosissime occasioni di indagini sulla . E sono arrivato a una conclusione. Per i ricordi che ho io tutti i soggetti a cui sono stati trovati paramenti massonici, i grembiulini tanto per intenderci, sono stati sempre prosciolti. Magari c’erano condotte riprovevoli dal punto di vista morale o politico, però di reati nemmeno l’ombra. Il vero problema è quando i grembiulini non si trovano. I cosiddetti affiliati all’orecchio. E i veri problemi non sono le singole logge, che poi tra l’altro sono sempre in lite fra di loro, ma emergono quando queste logge vengono aggregate, si auto aggregano, anche senza volerlo, per difendersi dalle indagini. Io ritengo che in questo , e nel mio piccolo forse anch’io, ha avuto il primato di individuare delle logge, delle consorterie massoniche o para massoniche che poi possono chiamarsi Compagnia delle opere o Opus dei. Qualcuno quando pensa alla pensa solo ai compassi, a Gelli, alla laica. Non è solo così». E da qualche tempo è iniziata a circolare la voce, insistente, di nuove logge coperte. «Sì. Sono tutta una serie di aggregazioni e di sub aggregazioni che ormai utilizzano internet e non più le regole della tessera, del numero, del codice, e che usano un sistema di accordi trasversali – in particolare dopo la frantumazione dei partiti e delle ideologie – che partono dal mondo della politica per arrivare a quello della finanza passando e controllando totalmente il mondo dell’informazione. In una situazione di questo genere, specie se questi soggetti apparentemente disgiunti vengono attaccati contemporaneamente, è chiaro che si uniscano. Infatti, l’unisono anche parlamentare degli attacchi che si sono avuti all’attività di , e anche alla mia, con una mistificazione di numeri e nomi senza eguali, lascia di stucco perfino molti parlamentari».
A piazza Principe di Camporeale, appena usciti dallo studio di Gioacchino , fa ancora più freddo. Lo scontro in atto fra vari apparati dello Stato assume volti e sfumature ancora più inquietanti, e la sensazione di rivivere qualcosa di irrisolto, e forse di irrisolvibile, frutto della natura stessa di questo Paese, si fa pressante. Mentre le prime smentite sul caso non riescono a spazzare via la tempesta, rileggendo la cronaca dell’ultimo anno e mezzo, a partire dai primi lampi su , disegnano un quadro di fine epoca. Come se si assistesse al dibattersi degli ultimi dinosauri travolti da una nuova era glaciale.

left 10, 13 marzo 2009

RASSEGNA WEB

INTERCETTAZIONI: LEGALE GENCHI, SI STA COMPIENDO PROSECUZIONE

Adnkronos/IGN‎1 ora fa‎
, 13 mar. – (Adnkronos) – “Accogliendo le reiterate richieste provenute dalla politica, la Procura di Roma ha provveduto ai decreti di perquisizione

INTERCETTAZIONI: CICCHITTO, INCREDIBILE CHE GENCHI SIA ANCORA IN

Adnkronos/IGN‎1 ora fa‎
Roma, 13 mar. – (Adnkronos) – ”Indipendentemente dall’esito della perquisizione dei dei carabinieri nell’appartamento e negli uffici di Gioacchino

INTERCETTAZIONI: DI PIETRO, CHI HA PAURA DI GENCHI?

Adnkronos/IGN‎1 ora fa‎
Roma, 13 mar. (Adnkronos) – ”Chi ha paura di ?”. Lo chiede Antonio Di Pietro in un lungo intervento sul suo blog. “La procura di Roma ha disposto la

Archivio Genchi, perquisiti casa, uffici del superconsulente

Reuters Italia‎2 ore fa‎
ROMA (Reuters) – I carabinieri hanno perquisito oggi l’abitazione e gli uffici a di Giacchino , consulente anche dell’ex pm di Catanzaro Luigi

Perquisito l’ufficio di Genchi a Palermo, sequestrati tutti i dati

RaiNews24‎2 ore fa‎
La perquisizione dell’abitazione-ufficio del consulente informatico Gioacchino e’ stata compiuta dai carabinieri del nell’ambito dell’inchiesta

Acquisiti dati su 329mila intestatari di utenze telefoniche

Il Messaggero‎2 ore fa‎
ROMA (13 marzo) – Durante le inchieste Poseidone e condotte dalla procura di Catanzaro, Gioacchino , consulente dell’allora pm Luigi De

INTERCETTAZIONI: GENCHI, FINALMENTE SONO USCITI ALLO SCOPERTO…

Adnkronos/IGN‎2 ore fa‎
, 13 mar. – (Adnkronos) – “Finalmente sono usciti allo scoperto e hanno gettato la maschera…”. Lo ha detto il consulente Gioacchino appena

INTERCETTAZIONI: QUAGLIARIELLO (PDL), SU GENCHI DOVEROSO

Libero-News.it‎2 ore fa‎
Roma, 13 mar. – (Adnkronos) – “Non intervengo sulle motivazioni della magistratura, che tra l’altro si devono conoscere, ma questa vicenda ha dei connotati

INTERCETTAZIONI: GENCHI ARRIVATO NEGLI UFFICI PERQUISITI CON IL

Adnkronos/IGN‎3 ore fa‎
, 13 mar. – (Adnkronos) – E’ arrivato pochi minuti fa negli uffici di piazza Principe di Camporeale a Gioacchino , il super consulente

Le indagini su Genchi coinvolgono un parmigiano

La Repubblica‎3 ore fa‎
Perquisizioni negli uffici del consulente, indagato per abuso d’ufficio e violazione della privacy. La Procura di Marsala lo aveva incaricato di alcune

INTERCETTAZIONI: PERQUISIZIONE UFFICI GENCHI, ROS ANCHE ALLA

Libero-News.it‎4 ore fa‎
, 13 mar. – (Adnkronos) – In corso una perquisizione dei carabinieri del anche nel nuovo ufficio, presso la caserma della polizia ‘Lungaro’ di

Archivio Genchi: perquisita abitazione- ufficio perito

ANSA‎4 ore fa‎
(ANSA) – , 13 MAR – La Procura di Roma ha disposto la perquisizione dell’abitazione-ufficio del consulente informatico Gioacchino .

Intercettazioni, Ros perquisiscono uffici e casa Genchi

SKY.it‎4 ore fa‎
La Procura di Roma ha disposto la perquisizione dell’abitazione e dell’ufficio del consulente informatico Gioacchino , indagato per abuso d’ufficio e

INTERCETTAZIONI: FIANO (PD), MAGISTRATURA FACCIA IL SUO CORSO

Libero-News.it‎4 ore fa‎
Roma, 13 mar. (Adnkronos) – “La magistratura, ma questa e’ opinione anche dei piu’ strenui difensori di , deve fare il suo corso”.

INTERCETTAZIONI: CAFORIO (IDV), CASO GENCHI SEGNALA VULNERABILITA

Libero-News.it‎4 ore fa‎
Roma, 13 mar. (Adnkronos) – Il caso e’ preoccupante, perche’ mette in evidenza la vulnerabilita’ dei servizi segreti. E’ all’insegna della massima

INTERCETTAZIONI: PERQUISIZIONE UFFICIO GENCHI, OFF LIMITS INGRESSO

Libero-News.it‎4 ore fa‎
, 13 mar. (Adnkronos) – L’ingresso nei pressi degli uffici del consulente informatico Gioacchino , che in queste ore viene perquisito dai

INTERCETTAZIONI: PERQUISIZIONE UFFICI GENCHI, NELLO STESSO PALAZZO

Libero-News.it‎4 ore fa‎
, 13 mar. – (Adnkronos) – Gli uffici palermitani del super consulente informatico Gioacchino , che in queste ore vengono perquisiti dai

INTERCETTAZIONI: PERQUISITI UFFICI GENCHI, TRE GIORNI FA L’ALLARME

Libero-News.it‎4 ore fa‎
(Adnkronos) – Il caso rappresenta “una vicenda di enorme rilievo per le istituzioni democratiche”. Lo aveva sottolineato martedi’ scorso il

INTERCETTAZIONI: PERQUISITI UFFICI GENCHI, TRE GIORNI FA L’ALLARME

Libero-News.it‎4 ore fa‎
(Adnkronos)- Come primo punto, Rutelli aveva sottolineato il “rilievo istituzionale” derivante dalla “acquisizione di dati estremamente sensibili

Perquisizioni nella casa e negli uffici di Genchi

La Nazione‎5 ore fa‎
I carabinieri del sono entrati in azione su mandato della Procura di Roma. Il superconsulente dell’inchiesta ‘’ è indagato per abuso d’ufficio e

Why not, i Ros perquisiscono la casa e gli uffici di Genchi

Il Messaggero‎5 ore fa‎
(13 marzo) – La procura di Roma ha disposto la perquisizione dell’abitazione-ufficio del consulente informatico Gioacchino , nell’ambito

Genchi, perquisiti gli uffici del superconsulente

il Giornale‎5 ore fa‎
– I carabinieri del hanno perquisito, su mandato della Procura di Roma, l’abitazione e gli uffici del consulente informatico Gioacchino ,

INTERCETTAZIONI: ROS PERQUISISCONO UFFICI E ABITAZIONE GENCHI (2)

Libero-News.it‎5 ore fa‎
(Adnkronos) – I carabinieri del sono ancora negli uffici e nell’abitazione di , in piazza Principe di Campreale. A quanto apprende l’ADNKRONOS,

I Ros perquisiscono gli uffici di Genchi

Corriere della Sera‎5 ore fa‎
– I carabinieri del , su disposizione della Procura della Repubblica di Roma, hanno perquisito gli uffici e l’abitazione di Gioacchino ,

GENCHI: PM, CONSULENZE E PERIZIE NON TOCCATE DA PERQUISIZIONE

Informatica-oggi‎2 ore fa‎
(AGI) – Roma, 13 mar. – La perquisizione presso la casa-ufficio a del vicequestore Gioacchino , disposta oggi dalla procura di Roma,

Perquisiti dai Ros gli archivi Genchi E’ indagato per violazione

Tg5‎2 ore fa‎
Una perquisizione minuziosa, andata avanti per ore, quella dei carabinieri del di Roma. Due uffici e l’abitazione di sono stati passati al

POL – Genchi, dalle perquisizioni dei Ros primi riscontri

Il Velino‎3 ore fa‎
, 13 mar (Velino) – Perquisizioni a nella casa e negli uffici del perito telematico Gioacchino . Ad effettuarle sono i carabinieri del

Inchiesta “Why not”: perquisiti ufficio e abitazione di Genchi

RomagnaOggi.it‎3 ore fa‎
Perquisizione dei carabinieri del , su disposizione della Procura della Repubblica di Roma, negli uffici e nell’abitazione di Gioacchino ,

Caso De Magistris: solidarieta’ a Gioacchino Genchi

Antimafia Duemila‎4 ore fa‎
Proseguono gli attacchi contro Gioacchino . Il consulente delle procure e perito delle difese al centro dell’attenzione mediatica nell’ambito del

Caso Genchi, perquisiti uffici del superconsulente

La Voce d’Italia‎4 ore fa‎
– I carabinieri del – a quanto sui apprende da fonti investigative – in queste ore stanno perquisendo, su mandato della Procura di Roma,

Intercettazioni. Ros perquisiscono uffici e abitazione di Genchi

L’Occidentale‎5 ore fa‎
I carabinieri del , su disposizione della Procura della Repubblica di Roma e guidati dal colonnello Angelosanto, stanno perquisendo gli uffici e

INTERCETTAZIONI: PROCURA ROMA SU PERQUISIZIONI A GENCHI

Libero-News.it‎2 ore fa‎
Roma, 13 mar. – (Adnkronos) – Le perquisizioni a Gioacchino sono state disposte per verificare se i dati ei tabulati riguardanti parlamentari siano

Palermo, i Ros negli uffici di Genchi. Il consulente: ”Finalmente

Adnkronos/IGN‎4 ore fa‎
I carabinieri del , su disposizione della Procura della Repubblica di Roma, stanno perquisendo gli uffici blindati del superconsulente dell’inchiesta
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