Beni culturali Spa, arriva il golden boy Bertolaso

8 febbraio 2010
By admin

Fonte: L’Unità

di Bianca Di Giovanni

A Guido Bertolaso non bastano gli appalti, le emergenze, i Grandi Eventi. Non basta più quella sorta di «Stato parallelo» – con tanto di bilancio parallelo, inaccessibile ai controlli – che è la Protezione Civile Spa, in via di approvazione in Parlamento (in settimana il voto in Senato). Basta elmetti, tendopoli o scenari effimeri per i «grandi show»: al golden boy serve il passo felpato del potere politico. Silvio Berlusconi lo ha già promesso: diventerà ministro. Il tam-tam del Palazzo insiste verso un’unica direzione: i Beni Culturali. Insieme a lui dovrebbe entrare ai piani alti del Collegio Romano come capo dell’ufficio legislativo anche Marcello Fiore, il rutelliano di lungo corso, nominato solo un anno fa commissario straordinario (e plenipotenziario) di Pompei, ma già di casa alla Protezione Civile dal 2000 (dove è entrato nei ruoli dirigenziali senza concorso, ma per nomina diretta di Bertolaso), con il solo intermezzo del ministero delle Comunicazioni con Paolo Gentiloni.

Lo scranno da ministro per il «Re sole» delle emergenze però, rischia di provocare una vera emergenza politica, riaprendo la frattura con Giancarlo Galan. Quella poltrona infatti rappresenterebbe la giusta contropartita per il governatore uscente del Veneto, che in cambio rinuncerebbe all’ipotesi di una sua discesa in campo in solitaria alle prossime regionali, in concorrenza con il candidato leghista Luca Zaia. Se le voci su Bertolaso saranno confermate, la partita del Veneto si farebbe molto più complicata. Trovare la poltrona giusta per fermare Galan diventerebbe un’impresa ardua. La Lega non intende affatto rinunciare al ministero lasciato libero da Zaia. Pensare a una poltrona nuova di zecca sarebbe una forzatura pesante, visto che c’è un limite fissato per legge ai posti in consiglio dei ministri. Quanto a Sandro Bondi, il suo destino sembra già segnato: sarà il coordinatore nazionale del Pdl.

La svolta verso la politica «full time» di Bertolaso non gli impedirà certo di ridisegnare gli equilibri interni alla sua «creatura»: la Protezione Civile. Molto è già stato fatto. Con l’approvazione della Spa, l’attuale Dipartimento è destinato a una sorta di liquidazione camuffata. Le voci dell’arrivo di Franco Gabrielli, prefetto de L’Aquila, alla guida della struttura, sembrano preludere proprio al suo azzeramento: accadde lo stesso all’Agenzia di Protezione civile, «liquidata» per decreto nel 2001, quando a capo sedeva il prefetto Anna Maria D’Ascenzo.

Che il Dipartimento si svuoti lo prevede lo stesso decreto in via di conversione: per ogni grande evento, emergenza o altra operazione affidata alla nuova Spa, questa potrà utilizzare uomini e mezzi del Dipartimento. Semplice: il Dipartimento si «trasferisce» nella Spa. La società gestirà autonomamente appalti, lavori, grandi eventi: senza controlli, senza gare, senza filtri. Una cuccagna. Non sarà Bertolaso a guidare questa poderosa macchina del potere: lui ne sarà solo l’eminenza grigia. Le indiscrezioni parlano di Gian Michele Calvi, il coordinatore del progetto «case» a L’Aquila, come presidente o amministratore delegato. Nel drappello di testa si troverà sicuramente una poltrona per Titti Postiglione, l’attuale responsabile della sala operativa. Dovrebbe invece lasciare le stanze della Presidenza del consiglio Angelo Borrelli, attuale responsabile risorse umane: dovrebbe seguire il suo «capo» al ministero dei Beni Culturali, come responsabile finanziario. D’altronde, squadra che vince non si cambia. Se in una decina d’anni il Dipartimento è riuscito a spendere una cifra vicina ai 10 miliardi, stando a stime recenti, grazie ad ordinanze che derogano a tutti i controlli, si potrà andare avanti così anche dalla postazione dei Beni Culturali.

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